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L'Inchiesta
Edizione: 2/2017 marzo

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2/2017 marzo | pagina 4

Interrogati dalle banche
Clienti commerciali Ubs chiamati a render conto delle loro transazioni. Con la scusa della lotta al riciclaggio

Lo scorso dicembre Marisa Togni (nome fittizio) ha ricevuto una chiamata senza preavviso da una collaboratrice Ubs. Scopo della telefonata: controllare il 70% dei pagamenti sul conto aziendale.

Togni è titolare di una fiduciaria nella Svizzera centrale. Paga i salari ai dipendenti, rimborsi ai consulenti legali, contributi di cassa pensione all'assicurazione, l'affitto per i suoi uffici.

Domande dettagliate
L'addetta Ubs evidentemente aveva davanti a sé un estratto dei conti aziendali. Perché chiedeva di che tipo pagamenti si trattasse.

Togni, presa alla sprovvista, ha fornito tutte le informazioni. Solo dopo ha iniziato ad avere dei dubbi. Ha quindi contattato un collaboratore Ubs di sua conoscenza, raccontandogli l'accaduto. La risposta è stata tranquillizzante: la collaboratrice lavora nel gruppo che si occupa di avvocati, fiduciari e notai.

In nome della lotta al terrorismo
Interrogata in merito, Ubs spiega che «nell'ambito della prevenzione del riciclaggio di denaro e del finanziamento al terrorismo, e per diverse disposizioni regolatorie», le banche avrebbero il compito di «analizzare le modalità delle transazioni dei propri clienti e svolgere ulteriori chiarimenti nel caso queste comportino un rischio maggiorato». Uno dei criteri, sarebbe la presenza di «deviazioni notevoli rispetto ai tipi di transazioni usuali nella relazione commerciale».

Secondo l'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (Finma), le relazioni commerciali e le transazioni con rischi maggiorati devono essere chiarite con più attenzione. Finma cita, ad esempio, relazioni con persone politicamente esposte o con clienti di Paesi considerati a rischio, entrate o uscite di grosse somme di denaro o strutture commerciali complesse. Anche secondo l'Associazione svizzera dei banchieri, la banca deve svolgere chiarimenti qualora constatasse relazioni commerciali con rischi maggiorati. La portavoce però nega che vi sia un obbligo particolare di vigilanza per determinati settori professionali.

Silenzio assordante
La rivista Saldo ha potuto visionare i conti della fiduciaria, senza trovar traccia di transazioni considerabili a rischio. Saldo ha perciò chiesto a Ubs le ragioni dell'interessamento, il nesso tra le domande poste e il riciclaggio o il finanziamento al terrorismo. E le intenzioni della banca.

Ubs si è rifiutata di rispondere, nonstante Saldo abbia presentato un'autorizzazione a fornire informazioni giuridicamente corretta e sottoscritta da Togni.
Che, nel frattempo, è stata contattata dalla direttrice regionale della banca, che le avrebbe detto di non trovarsi su alcuna lista nera: si sarebbe trattato solo di un errore di comunicazione. La banca ha poi sostenuto che Togni ha revocato la sua autorizzazione a fornire informazioni. Saldo non ne sa niente.

Bruno Schletti, Saldo
Michela Salvi, L'Inchiesta

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