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L'Inchiesta
Edizione: 2/2017 marzo

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2/2017 marzo | pagina 6

Silenzio, la pubblicità entra in aula
Le aziende mettono a disposizione degli insegnanti mezzi didattici con il loro logo. L'associazione svizzera dei docenti frena

Sui banchi di scuola non è raro trovare interi kit per lezioni di scienze, biologia, salute, economia e politica, forniti a titolo gratuito da imprese commerciali private.

Su kiknet.ch ci sono oltre 200 materiali sponsorizzati da aziende, gruppi d'interesse e fondazioni. È possibile scaricare fogli di lavoro, esercizi, test, esperimenti e giochi d'apprendimento per tutte le classi. Dall'asilo alle scuole medie. Secondo kiknet l'interesse è grande. Alla newsletter del sito sarebbero abbonati ben 22'500 docenti e ogni mese vengono scaricate 30 mila unità didattiche. Alcuni esempi:

- Zweifel incoraggia gli allievi a testare il senso del gusto sulla base della qualità delle sue patatine.

- Con l'aiuto del dossier sulla gestione dei soldi, la banca Valiant invita a calcolare il potenziale di risparmio di un conto Young Plus rispetto a un normale conto bancario.

- La produttrice di succo d'uva Rimuss, addolcisce le lezioni sulla coltivazione della vigna con ricette per cocktail analcolici. L'insegnante può ordinare gratuitamente anche un set di degustazione con bottiglie dell'azienda.

- L'unità didattica sulla cioccolata, sponsorizzata da Nestlé, porta il logo Cailler.

- Anche alcune offerte di Lernetz, altro produttore di strumenti didattici, sono per lo meno delicate: sulla documentazione Abb Powerplanner, campeggia il logo della società.

Caro maestro,c'è posta per te
Alcune imprese e associazioni si rivolgono direttamente alle scuole. Lo scorso autunno, Aldi Suisse ha distribuito gratuitamente varie centinaia di pacchetti power Vitaminis, contenenti una scelta di frutta e verdura, peluches e un quaderno informativo, munito del logo aziendale, sui temi della sana alimentazione e sostenibilità. Il tutto confezionato in borse dell'azienda. Aldi Suisse spiega che lo scopo sarebbe l'informazione sull'alimentazione sana ed equilibrata.

Charta firmata da pochissimi
Secondo il responsabile pedagogico dell'associazione dei docenti svizzeri Lch, Jürg Brühlmann, dieci anni fa le attività pubblicitarie dei privati erano casi isolati.

Oggi la situazione sarebbe «completamente cambiata». In particolare per quanto concerne i materiali con il logo delle ditte, la trasmissione incontrollata di dati degli alunni e le offerte «gratuite» collegate a futuri vincoli e costi conseguenti.

La reazione dell'associazione è stata l'elaborazione di una Charta sulla sponsorizzazione privata, in collaborazione con imprese, fondazioni e istituzioni scolastiche. Scopo: le imprese dovrebbero limitarsi. Finora la dichiarazione è stata firmata da pochissime aziende, tra cui Samsung, Swisscom e la Posta.

Rimane aperta la questione se questa Charta possa porre argini efficaci alla propaganda nelle aule scolastiche. Perché, tra le altre cose, chiede una regolamentazione per l'uso dei loghi aziendali, ma non li vieta.

Il lato ludico del marchio
Per questo non deve sorprendere che Lernetz figuri tra i primi firmatari. Andreas Hieber, membro della direzione, giustifica il logo Abb sul game Powerplanner sostenendo che «fa parte del paesaggio del gioco».
Kiknet.ch non ha sottoscritto la Charta. Per il direttore della piattaforma Reto Braun, la documentazione più recente rispetta i criteri. Per quelli più datati, invece, vi sarebbe ancora del potenziale di miglioramento. Appena tutti i temi saranno verificati e corrisponderanno alla Charta, kiknet firmerà.


Alla fine decide il maestro

La decisione sull'ammissione di strumenti didattici è di competenza delle autorità cantonali, che distinguono tra materiale obbligatorio, che deve forzatamente essere usato, e materiale che per lo meno sia controllato e consigliato.

Le scuole possono completare la dotazione anche con documentazione finanziata da privati, come quella messa a disposizione da kiknet. Alcuni cantoni, comuni o scuole hanno allestito direttive per l'uso di mezzi pedagogici contenenti pubblicità. Nel canton Vaud sono vietati. In altri cantoni, la decisione finale spetta ai docenti.

Thomas Lattmann, Saldo
Michela Salvi, L'Inchiesta

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