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L'Inchiesta
Edizione: 2/2017 marzo

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2/2017 marzo | pagina 11

Banche all'assalto del contante
Il mondo finanziario chiede più carte di credito, perché lucra sulle commissioni. Ma così il conto finale aumenta. E il consumatore paga

In una recente campagna, il pagamento cash viene presentato come qualcosa di scomodo, impreciso e rischioso. Su uno dei cartelloni, il personaggio fittizio Tony Card porta faticosamente in negozio i suoi soldi, con tanto di cassaforte. «Pagare in modo sicuro? Non funziona così» recita il testo, completato dallo slogan: «Carta anziché contanti». Sul sito cashless.ch, le transazioni elettroniche sono promosse da una serie di brevi video.

L'iniziativa è del Gruppo d'interesse svizzero dei fornitori di carte bancarie. Vi fanno parte Viseca Card Services e American Express, ma anche Ubs e Postfinance nonché Aduno e Six Payment Services.

In merito ai costi per cartelloni, spot sui blog e allestimenti nei punti vendita, il portavoce del Gruppo d'interesse non va oltre un generico: «un importo a sei cifre».

Lo scopo è incrementare il cashless. Secondo la Banca nazionale, in Svizzera circolano circa 16 milioni di carte di credito e di debito. Ancora troppo poco, per alcuni. E uno studio del dicembre 2016 dell'Università di San Gallo, ha permesso di appurare che il cash «rimane il mezzo di pagamento più diffuso».

Il settore finanziario non si espone spesso in modo tanto palese come nella campagna attualmente in corso. Recentemente, il quotidiano gratuito 20 minuti, nella parte redazionale, pubblicizzava i pagamenti elettronici su mandato di Postfinance.

Non sorprende che si spendano tanti soldi in propaganda. Perché a ogni utilizzo delle carte elettroniche, vengono prelevate delle commissioni. Inoltre, banche e società emittenti ottengono gratuitamente una gran quantità di dati, sfruttabili a livello commerciale.

Sovraprezzo per i clienti
Secondo il Sorvegliante dei prezzi, ad ogni uso della Postcard le piccole imprese devono versare 23 centesimi di commissione. Per quanto concerne le carte di debito Maestro e V-Pay, Six Payment Services, Aduno e Concardis si trincerano dietro un muro di silenzio. «Non rendiamo pubblici i costi delle transazioni», scrive Six Payment.

La rivista per consumatori Saldo ha indagato tra le piccole aziende scoprendo che, a dipendenza del settore e dell'abilità nelle trattative, per i versamenti dei clienti effettuati con Maestro e simili, sborsano da 18 a 32 centesimi di sovraprezzo.

Per i commercianti, la nuova V-Pay è ancora più cara. Il salone di parrucchiere su Chileplatz a Winterthur, ad esempio, deve corrispondere a Concardis lo 0,5% della transazione, più 30 centesimi per ogni incasso.

I commercianti devono pagare nettamente di più se i clienti usano Visa e Mastercard. Una panetteria o un negozio di alimentari, versano dal 2,2 al 2,55%. I ristoranti interpellati da Saldo, devono erogare fino al 2,4% della consumazione.

Le commissioni sono scaricate sul cliente. Oppure trasmesse direttamente, come fanno diverse compagnie aeree e negozi di elettronica online. A questi costi si aggiungono le tasse annuali per il semplice possesso della carta. Perfino i proprietari di tessere gratuite non se la cavano senza spese. La Supercard Plus di Coop, nel caso di transazioni con l'estero, impone un extra dell'1,5%.

«Verso l'abolizione della sfera privata»
I consumatori ci rimettono due volte. Oltre alle commissioni forniscono anche dati preziosi, perché tutte le aziende coinvolte nel processo vedono chi versa quanto, e a chi. Con queste informazioni si possono creare profili dettagliati della clientela.

L'Incaricato federale per la protezione dei dati, Adrian Lobsiger, conferma: «Si corre il rischio che il comportamento di consumo venga sempre più analizzato e valutato». Uno scenario rispetto al quale, con un prelievo al bancomat, si finisce quasi per «fare il pieno di libertà».

Già il suo predecessore Hanspeter Thür, nella rivista Plädoyer, metteva in guardia dal traffico dei pagamenti effettuato integralmente in modo virtuale: «Sarebbe estremamente pericoloso. Porta all'abolizione totale della sfera privata».


Il sogno cashless degli Stati

Anche i governi sono interessati al traffico senza contanti:

- In India, lo scorso mese di novembre il governo ha abolito le due più grandi banconote (da 500 e 1000 rupie). Motivo: la lotta contro l'economia sommersa e l'emersione del nero. In altre parole: incassare più imposte.

- La Banca centrale europea prossimamente abolirà il taglio da 500 Euro, che dovrebbe essere gradualmente tolta dalla circolazione a partire dalla fine del 2018.

- In Svezia e Danimarca numerosi negozi non accettano più cash. Negli ultimi dieci anni, gli istituti di credito hanno ridotto drasticamente il numero di bancomat. In Danimarca, secondo Handelszeitung, oltre la metà dei 5,6 milioni di abitanti hanno l'app per i pagamenti della Danske Bank.

La società cashless sarebbe anche un mezzo con il quale il sistema creditizio potrebbe imporre senza lacune gli interessi negativi. La sostanza potrebbe solo essere depositata su un conto a condizioni date, e non sotto il materasso o in cassaforte.

Ueli Abt, Thomas Lattmann, Saldo
Michela Salvi, L'Inchiesta

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