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Spendere Meglio
Edizione: 2/2017 aprile

Nome: Spendere Meglio
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2/2017 aprile | pagina 4

Perché chiedono se voglio lo scontrino?
«Da qualche tempo, da Lidl mi chiedono se desidero avere lo scontrino della spesa. Prima non lo facevano mai, perché adesso sì?»

È una scelta aziendale volta a ridurre il consumo di carta e gli sprechi, nel rispetto dell’ambiente.
Lidl ha adottato questa misura in tutte le filiali svizzere da gennaio 2017.

«La rinuncia alla stampa automatica degli scontrini torna anche a nostro favore», ha spiegato in un comunicato Alessandro Wolf, direttore delle vendite. «Ogni anno risparmieremo circa 96 mila rotoli di carta per scontrini. E impiegheremo meno tempo e fatica per le operazioni di riordino e pulizia».

Domande? Scrivete a: lettori@spenderemeglio.ch

Rubrica: Caro Spendere Meglio



Canone radio-tv: la solidarietà ha un prezzo

La Rsi è troppo potente, meglio abolire il canone (Spendere Meglio, febbraio 2017).

Nominalmente l’iniziativa No Billag mira all’abolizione del canone radiotelevisivo, ma il suo scopo reale è la fine del servizio pubblico radiotelevisivo e la chiusura della Rsi e della Srg-Ssr.

L’impatto occupazionale ed economico sarebbe pesante: la Rsi assicura 1200 posti di lavoro interni e 500 nell’economia privata e crea ricchezza nella regione per oltre duecento milioni di franchi. Non ci sarà più pluralismo e libertà d’informazione come afferma il vostro articolo, ma accadrà esattamente il contrario.

Il mercato dei media e della pubblicità Usa non è paragonabile a quello svizzero. Loro sono 320 milioni, noi 8 a cui, secondo la legge, va fornito un servizio equivalente nelle tre grandi regioni linguistiche e un servizio di base per la minoranza retoromancia.

I costi sono più alti e non finanziabili tramite la pubblicità, soprattutto per la Svizzera italiana. Con una sola lingua, il canone costerebbe il 40% in meno. La solidarietà con le minoranze ha un prezzo.

Il canone è distribuito anche a radio e televisioni private che assolvono compiti di servizio pubblico (nella Svizzera italiana Teleticino, Radio 3i e Radio Fiume Ticino). È improbabile che tali emittenti riuscirebbero a sopravvivere in un mercato pubblicitario angusto come il nostro.

Con la chiusura della Ssr, la pubblicità andrebbe a grandi gruppi prevalentemente esteri, finestre televisive straniere o grandi player internazionali come Google o Facebook, fenomeno già visibile per esempio in Svizzera tedesca.

Il controllo politico non avviene nelle forme che il vostro articolo paventa, ma tramite la verifica del rispetto dei parametri di legge e della concessione. Né l’esecutivo né il parlamento hanno voce in capitolo nei programmi. La Ssr non è un’azienda radiotelevisiva statale.

Il sistema svizzero è perfetto? Probabilmente no. Ma la No Billag non è la soluzione: ci metterebbe nelle mani di grandi conglomerati esteri, renderebbe impossibile un servizio radio-tv per le minoranze e porterebbe a un maggiore controllo dell’informazione da parte di potentati economici.

La chiusura della Rsi priverebbe il pubblico dei programmi legati alla nostra cultura e al nostro territorio. Lo porterebbe a guardare i canali esteri, saremmo informati e intrattenuti dalle sole televisioni italiane. E dovremo spendere molto più di un franco e ventiquattro centesimi al giorno – tanto costa oggi il canone – nell’acquisto di programmi a pagamento, per esempio lo sport. Tutti soldi che finirebbero all’estero, mentre i soldi del canone restano qui e creano ricchezza e posti di lavoro in Svizzera.

Maurizio Canetta, Direttore Rsi



Siamo tartassati per prestazioni non richieste!

Oggi si può accedere ai programmi televisivi e radio attraverso più apparecchi (tablet, iPhone, Zattoo eccetera). Non ritengo corretto tartassare il consumatore solo perché sono offerte prestazioni non necessariamente richieste dall’abbonato.

Sarebbe sufficiente che i produttori inserissero applicazioni di blocco per chi non vuole radio e tv nei loro telefoni.

Se Zattoo offre gratuitamente l’accesso ai programmi tv, va tartassato chi ha dato la concessione della diffusione dei programmi.

Cristiana Maspoli, Chiasso


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