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Spendere Meglio
Edizione: 2/2017 aprile

Nome: Spendere Meglio
Nato il: 7 febbraio 1996
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2/2017 aprile | pagina 29

Subaffitto: il proprietario può porre condizioni?
«Ho domandato al proprietario del mio appartamento l’autorizzazione per accogliere un subentrante e gli ho trasmesso per conoscenza il contratto di sublocazione. Lui dice che mi darà il consenso soltanto se pagherò un affitto molto più alto. Devo accettare questa condizione?»

No. Per principio, l’inquilino deve ottenere l’autorizzazione del proprietario per la sublocazione di un appartamento. Il proprietario può però negargliela soltanto per i seguenti motivi:

- Se l’inquilino si rifiuta di comunicargli le condizioni del contratto di sublocazione.

- Se pretende dal sublocatario un affitto eccessivo.

- Se la sublocazione causa notevoli svantaggi al proprietario. Per esempio, in caso di un uso improprio o di un eccessivo affollamento dell’appartamento.

Se non ci sono motivi di questo genere, il proprietario non può rifiutare la sua autorizzazione né può renderla dipendente da altre condizioni.



Con due appartamenti si ha diritto a due voti?

«Un condomino della nostra palazzina ha acquistato un secondo appartamento. Alla prossima assemblea condominiale avrà due voti?»

No. Vale il principio del voto pro capite: ogni condomino ha un voto indipendentemente dalle unità o dalle quote di valore che possiede.

Le quote di valore incidono solamente per quanto concerne le decisioni che devono essere prese a maggioranza qualificata (quando non è necessaria solo la maggioranza dei condomini ma anche la maggioranza delle quote di valore). In quel caso, il proprietario di più unità continuerà ad avere un voto ma le quote di valore di sua proprietà saranno sommate.

Se, al contrario, un’unità abitativa appartiene a più persone, tutte possono partecipare all’assemblea ma avranno un solo voto.

Il principio del voto pro capite è applicato quando il regolamento della proprietà per piani non stabilisce altro. Può prevedere, per esempio, che ogni proprietario di un’unità abbia diritto a un voto.
Non può però contenere disposizioni che escludano dal diritto di voto singoli condomini.



Niente eredità ai fratelli: serve un testamento?

«Mia moglie ed io non abbiamo figli e i parenti più prossimi sono i fratelli. Vorremmo lasciarci a vicenda l’intera eredità. Dobbiamo stilare un testamento?»

Sì. In mancanza di un testamento, l’eredità è assegnata secondo le norme del Codice civile. Nel vostro caso, il coniuge superstite otterrebbe tre quarti dell’eredità, mentre il resto andrebbe ai fratelli della persona deceduta.

Potete modificare la distribuzione e togliere questo quarto ai fratelli stilando singolarmente un testamento olografo.

Contrariamente a un contratto successorio, un testamento può essere modificato unilateralmente in qualsiasi momento. Una modifica di un contratto successorio deve invece essere accettata da entrambi i coniugi.

Consiglio: se volesse che in futuro il suo coniuge fosse legato in modo più vincolante all’accordo, sarebbe opportuno stipulare un contratto successorio andando da un notaio.



Devo rispettare il preavviso di sei mesi?

«Lavoro da poco più di un anno per un’azienda. Ora vorrei licenziarmi, ma il contratto prevede un preavviso di ben sei mesi. Devo rispettarlo?»

Sì. Un preavviso di disdetta di sei mesi è ammissibile. Chi sottoscrive un contratto di questo genere è quindi legato a tale accordo.

La legge prevede, nel secondo anno di servizio, un preavviso di due mesi, dunque più breve. Può però essere modificato contrattualmente, come nel suo caso.

Se lei volesse lasciare il lavoro anzitempo, dovrebbe trovare un accordo con la sua azienda.

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