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L'Inchiesta
Edizione: 3/2017 maggio

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3/2017 maggio | pagina 13

Lo sguardo indiscreto di Zio Sam
La nuova convenzione con gli Usa sulla protezione dei dati garantisce meglio la sfera personale. Ma c'è chi non si fida

Nel 2013 Edward Snowden l'aveva reso pubblico: i servizi segreti Usa sorvegliano i media elettronici a livello mondiale. Gli agenti possono arrivare ai dati salvati sui computer statunitensi. Non solo accedono liberamente a quelli di Apple, Facebook, Google o Microsoft, ma sorvegliano anche tutto il traffico internet.

A seguito della segnalazione di Snowden, la Corte di giustizia dell'Unione europea (Cgue) ha annullato la convenzione Safe-Harbor che regolava la trasmissione di dati di cittadini tra Ue e Usa. Al suo posto è subentrata la convenzione Privacy Shield. Lo scorso mese di gennaio, la Svizzera ha stipulato con gli Usa un accordo simile.

Il consigliere federale Johann Schneider-Amman ha comunicato al Dipartimento del commercio americano che la Confederazione ha inserito gli Stati Uniti nella lista dei Paesi che garantiscono una protezione adeguata delle informazioni ai sensi della Legge svizzera sulla protezione dei dati: si tratta della condizione per la trasmissione di dati negli Usa.

Misure lacunose
Il nuovo accordo porta dei piccoli miglioramenti. Le imprese statunitensi certificate che salvano dati svizzeri, a richiesta devono informare gli interessati su quali informazioni elaborano, e a che fini lo fanno.

Inoltre, è possibile chiedere a imprese e autorità Usa correzioni e stralci. Con la vecchia convenzione, le imprese d'oltreoceano dovevano rendere inefficaci tutte le misure di protezione dei dati se richiesto dai servizi segreti.

Ma la nuova misura resta lacunosa. Anche se il governo Usa garantisce che in futuro le autorità raccoglieranno e valuteranno dati di cittadini svizzeri solo nel rispetto delle severe condizioni dettate dalla legge, si riserva comunque il diritto di accedere a qualsiasi informazione qualora ciò fosse necessario per motivi di sicurezza nazionale e d'interesse pubblico. Cosa sia d'interesse pubblico lo stabiliscono loro autonomamente.

L'avvocato Martin Steiger, dell'organizzazione dei diritti fondamentali Digitale Gesellschaft, segnala che gli Usa «non sono disposti a rinunciare alla sorveglianza di massa immotivata e non collegata a sospetti specifici di persone di tutto il mondo»; critica anche la Svizzera, denunciando un «rilevante scambio di dati» con l'altra sponda dell'Oceano.

Lo scambio automatico d'informazioni tra le banche, inoltre, creerebbe enormi quantità di informazioni che «concretamente fluiscono in modo incontrollato in tutto il mondo».

La protesta aumenta
L'incaricato federale della protezione dei dati Adrian Lobsiger, conferma che la nuova convenzione non ha «alcun influsso diretto sull'ampiezza delle attività di sorveglianza» delle autorità Usa per la sicurezza. Crede però che il meccanismo di mediazione previsto porterà a «un certo miglioramento dei diritti delle persone interessate».

Diverse organizzazioni per i diritti dei cittadini irlandesi e francesi hanno intentato un'azione contro Privacy Shield. Dubitano che protegga a sufficienza dalla sorveglianza dei servizi segreti Usa.

È possibile che la Corte di giustizia europea, dopo il trattato Safe-Harbor, affossi anche la nuova convenzione con gli Usa.

Thomas Lattmann, Saldo
Michela Salvi, L'Inchiesta

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