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Edizione: 3/2017 giugno

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3/2017 giugno | pagina 16

Pesce contaminato da un pesticida
Molti allevatori usano l'etossichina come additivo nei mangimi. Lo dimostra un test

I consumatori acquistano salmone o orata cresciuti in cattività per evitare l'eccessivo sfruttamento dei mari. Ma così ingeriscono sostanze dannose. L'alternativa sono i prodotti bio.

L'etossichina è un pesticida. In Ue e Svizzera è vietata ormai da sei anni. Non è chiaro quali siano i rischi per il corpo umano e per l'ambiente. Ci sono indizi che sia cancerogena e disturbi il metabolismo del fegato. Ciò nonostante continua a finire sui nostri piatti tramite i pesci d'allevamento.

Il test svolto da Gesundheitstipp dimostra che su 20 pesci solo tre sono privi di etossichina e dei suoi derivati (vedi tabella). Il tenore più alto è stato rilevato nei salmoni norvegesi: fino a 671 microgrammi al chilo.

Le trote svizzere d'allevamento convenzionale non sono un'alternativa sana: nelle Brüggli allevate a Satteln (Svitto), il laboratorio ha rilevato 150 milligrammi di etossichina al chilo. Nei filetti provenienti dalla struttura Hebeisen di Seehof (Giura bernese) ce n'erano 90 microgrammi abbondanti.

La sostanza, usata come additivo, è assunta dai pesci attraverso il mangime. I produttori possono aggiungerla alla farina di pesce per conservarla. Nei mangimi bio l'etossichina è vietata.

Orate meno pericolose
Il test rispecchia questa situazione: le trote bio Blausee vendute da Coop e le orate bio di Migros non contenevano etossichina.

Nei salmoni bio, il laboratorio ne ha rilevate quantità minime. Susanne Hagen, dell'associazione Fair-Fish commenta: «Il risultato dimostra che la qualità bio è in ogni caso la scelta migliore».

Il miglior risultato è stato conseguito dalle orate. Secondo Corina Gyssler del Wwf, uno dei possibili motivi è che «l'etossichina si deposita soprattutto nei tessuti grassi», di cui le orate sono meno fornite rispetto ai salmoni. Tutti gli esemplari analizzati hanno presentato valori inferiori a 50 microgrammi al chilo, il valore massimo valido per quasi tutti gli alimenti, ad esempio per la carne. Secondo il tossicologo Edmund Maser dell'Università di Kiel, questo parametro dovrebbe essere adottato anche per i pesci, finora non assoggettati ad alcun limite massimo.

La quantità ammessa dovrebbe comprendere anche la dimero-etossichina, un derivato. La maggior parte della quantità rilevata concerneva questa sostanza, per la quale «ci sono indizi che sia altrettanto tossica» come specifica Maser.

Le reazioni dei distributori
L'etochissina non dovrebbe più essere ammessa come additivo nei mangimi: un tema tra l'altro sull'agenda politica dell'Ue.

Per Coop e Migros, i mangimi bio possono contenere contaminazioni indesiderate perché sono prodotti negli stessi stabilimenti di quelli senza certificazione.

La catena di negozi ittici Dörig & Brandl scrive di attenersi ai limiti massimi ammessi per la carne. Aldi si orienta su un valore stabilito internamente di 150 microgrammi e in futuro vuole rinunciare all'etossichina. Brüggli-Forellen scrive di voler «lavorare intensamente» con il fornitore di mangimi al fine di «trovare una soluzione».

Anche Manor confida nel fatto che il suo fornitore Hebeisen, riduca i residui. Denner scrive che i test del fornitore presenterebbero sempre valori molto più bassi.

Sonja Marti, Gesundheitstipp
Michela Salvi, Scelgo io

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