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L'Inchiesta
Edizione: 4/2017 luglio

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4/2017 luglio | pagina 3

Telefonini cancerogeni
Un tribunale italiano ha di recente riconosciuto come malattia professionale il tumore di un dipendente Telecom

Sette anni fa, da un giorno all'altro, il torinese Roberto Romeo ha quasi perso l'udito. Per operare il tumore benigno successivamente diagnosticato, gli è stato tolto anche il nervo uditivo dall'orecchio destro. Da allora, l'uomo sente da un solo orecchio e non è più totalmente abile al lavoro.

Il manager, oggi 57enne, aveva lavorato per 15 anni per l'italiana Telecom. La particolarità del suo lavoro è che, stando alle sue dichiarazioni, doveva stare tre, quattro ore al giorno al cellulare.

Romeo ha intentato un'azione legale contro l'assicurazione infortuni dell'azienda, presso il tribunale del lavoro della cittadina italiana di Ivrea, in Piemonte, chiedendo un risarcimento.

A inizio aprile è stata emessa la sentenza. Il giudice gli ha dato ragione, e ha riconosciuto il tumore come malattia professionale. L'assicurazione infortuni dovrà ora corrispondergli una rendita vitalizia mensile di 500 euro. Il tribunale ha basato la sua decisione su studi attuali e perizie allestite da esperti, che dimostrano il nesso tra le radiazioni elettromagnetiche ad alta frequenza emesse dai cellulari e il rischio di tumore al cervello.

Ecco i risultati di alcune tra le più rilevanti ricerche scientifiche:

- Il rischio dell'uso intenso: l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha classificato le radiazioni dei telefonini come «potenzialmente cancerogene» già nel 2011 basandosi, tra l'altro, sullo studio Interphone, che aveva rilevato come l'uso intenso del telefonino aumentasse il rischio di tumore al cervello del 40%. I ricercatori considerano «intenso» un uso all'orecchio di almeno 1640 ore nell'arco di una vita. Per raggiungere questo numero di ore, è sufficiente telefonare un'ora al giorno per cinque anni.

- Rischio di tumore al cervello aumentato di cinque volte: il tribunale di Ivrea si è inoltre basato sulle ricerche degli scienziati svedesi Lennart Hardell e Michael Carlberg, secondo cui gli utilizzatori frequenti di telefonino sull'arco di oltre vent'anni, corrono un rischio cinque volte maggiore di contrarre determinati tumori al cervello. Si tratta degli stessi tipi di tumore constatati nel 2016 negli Usa sui ratti sottoposti alle relative radiazioni (studio Ntp).

- Definire «cancerogene» le radiazioni: secondo la banca dati del portale Emf del Politecnico di Aquisgrana, in Germania, a livello mondiale finora sono stati svolti circa 1380 studi inerenti l'influsso della telefonia mobile sulla salute umana. Basandosi sullo stato attuale della ricerca, Hardell e Carlberg chiedono una riqualificazione del rischio: l'Oms dovrebbe classificare le radiazioni nella categoria «cancerogene».

Il significato della sentenza è stato relativizzato da molti media: non sarebbe dimostrabile un chiaro nesso tra tumori al cervello e uso del telefonino; non vi sarebbero studi a lungo termine; il meccanismo d'azione non sarebbe chiaro.

Effettivamente, a livello scientifico non è ancora stato chiarito il modo in cui le radiazioni del telefonino agiscono sugli organi umani. Ma il tribunale di Ivrea si appella al principio di prevenzione. Anche per quanto concerne l'amianto, ad esempio, non sarebbe ad oggi esattamente chiaro il modo in cui sia dannoso. Ciò nonostante la sua nocività è indiscutibile.

Suva: «Cause evidenti assicurate»
In Svizzera, le malattie professionali devono essere considerate alla stregua di infortuni.

«Se si constatasse in modo evidente un nesso causale tra le chiamate per lavoro con il telefonino e una malattia professionale, questa sarebbe per principio assicurata», dice Serkan Isik, portavoce dell'assicurazione infortuni Suva.

Cordelia Kraft, K-Tipp
Michela Salvi, L'Inchiesta

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