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L'Inchiesta
Edizione: 4/2017 luglio

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4/2017 luglio | pagina 25

Casse pensioni in crisi? Tagliate i costi!
La Svizzera spende miliardi per amministrare il 2° Pilastro. La Norvegia dieci volte meno

Da anni, le casse pensioni continuano a ripetere che le finanze vanno male, le rendite sono troppo elevate e si deve abbassare il tasso di conversione. In realtà, la situazione è ben diversa. Le casse non hanno mai avuto riserve tanto cospicue: oggi ammontano a circa 116 miliardi di franchi.

Eppure hanno trovato qualcuno che le ascolta: in marzo entrambe le camere del parlamento federale hanno autorizzato maggiori detrazioni salariali e un abbassamento delle rendite. Il popolo potrà dire di no a settembre, quando sarà chiamato a votare sulla riforma della previdenza per la vecchiaia.

Quattro miliardi per la gestione
Ma perché colpire i lavoratori e i futuri pensionati quando si potrebbe risparmiare in altro modo, per esempio sulla gestione degli averi previdenziali? Contrariamente ad altri paesi, la Svizzera non ha soltanto una cassa pensioni, bensì almeno 1'800. A queste si aggiungono otto assicuratori vita, che con la previdenza di secondo pilastro fanno ottimi affari.

L'amministrazione di così tante casse ogni anno costa miliardi. Secondo la statistica federale, gli oneri amministrativi determinati dalle casse pensioni nel 2015 ammontavano a quasi 900 milioni di franchi. In queste spese rientrano anche i salari dei dipendenti e i costi delle infrastrutture.

Se si aggiungono gli 824 milioni degli assicuratori vita, calcolati dall'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (Finma), si arriva a oltre 1,7 miliardi.

I costi ancora più importanti sono quelli causati da investimenti e gestione del capitale, operazioni svolte da ogni cassa in modo indipendente. Secondo l'ultimo studio di Swisscanto, tra onorari per gli amministratori patrimoniali esterni, banche, fondi d'investimento, hedge found eccetera, i costi si situavano mediamente sullo 0,51% del patrimonio amministrato.

Sembra poco, ma le casse pensioni gestiscono più di 800 miliardi di franchi. Significa che le spese di gestione sono pari a 4 miliardi.

Per gli assicuratori vita, considerato un patrimonio gestito di circa 170 miliardi, questi costi ammontano a circa 360 milioni.

Norvegesi più parsimoniosi
La struttura frammentata è inefficiente e agli assicurati costa miliardi di franchi. Facendo un confronto con i paesi nordici, per esempio la Norvegia, si scopre che si potrebbe fare anche altrimenti.

A fine 2015 il Fondo statale norvegese disponeva di un capitale equivalente a poco meno di 880 miliardi di franchi, un cifra paragonabile a quella svizzera. Il fondo è amministrato dalla Banca centrale norvegese.

I costi amministrativi, incluse le tasse per gli amministratori esterni, ammontavano a poco meno dell'equivalente di 450 milioni di franchi, meno di un decimo dei costi insorti in Svizzera.

E nello stesso anno, negativo per le casse pensioni, il rendimento in Norvegia era del 2,7%, nettamente più alto di quello svizzero, pari a un misero 0,7% dichiarato dall'Associazione svizzera degli istituti di previdenza (Asip).

Markus Fehlmann, K-Tipp
Michela Salvi, L'Inchiesta

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