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Spendere Meglio
Edizione: 4/2017 agosto

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4/2017 agosto | pagina 26

Credito, banche alla cassa
Gli istituti che sbagliano il budget dei clienti rischiano di non rivedere i soldi prestati

Le banche devono difendere i clienti dall’indebitamento eccessivo. Se concedono un prestito senza verificare la loro situazione finanziaria, rischiano di non riavere il rimborso del credito.

Lara Rizzi (nome fittizio) di Nyon (Vaud) è una mamma single con una figlia diciottenne a carico. Un giorno vede in tv la pubblicità di Bank-now, società affiliata di Credit Suisse, che promette crediti immediati.

Trasmette i suoi ultimi tre conteggi salariali e Bank-now le versa subito 5 mila franchi sul conto.

Ma poi Laura, che fa la segretaria e guadagna fr. 5’185.-, si rende conto di non essere in grado di ripagare il debito. Così Bank-now le concede altri crediti. Alla fine, la donna si ritrova con otto contratti di credito, per un totale di fr. 37 mila. Dovrebbe versare ogni mese circa fr. 74.- e per sei anni. Con gli interessi, circa fr. 53’600.-.

Lei non ce la fa e Bank-now le manda un precetto esecutivo, che però è bloccato dalla pretura di Nyon. Motivo: la banca non ha verificato a sufficienza se la cliente guadagnasse abbastanza per poter ripagare il debito in tempo utile.

«La legge protegge i clienti dall’indebitamento eccessivo», spiega Rausan Noori, legale della Consulenza Caritas per il risanamento dei debiti.« La banca può concedere un credito solo se ha verificato che il cliente è in grado di restituire l’importo con tutti gli interessi in tre anni».

Bernhard Schmid, portavoce di Bank-now, non ritiene che l’errore sia dell’istituto di credito. «Per legge, la banca può ritenere che il cliente dia informazioni corrette e sia in grado di valutare a quali spese deve far fronte nella quotidianità. Nel dubbio si discutono con lui le singole posizioni di budget».

Un esame accurato della sostenibilità del credito da parte del cliente sarebbe nell’interesse della banca stessa. Questo perché la Legge federale sul credito al consumo prevede che se la banca sbaglia nel calcolo del budget, il cliente dovrà ripagare unicamente il credito senza interessi. In casi simili, il moroso ottiene quindi un credito gratuito.

Cosa succede se l’errore è grave
Se la banca commette «gravi errori di calcolo», per legge il moroso non deve nemmeno ripagare il credito. Può addirittura chiedere il rimborso degli importi già pagati. Ma cosa si intende per grave errore di calcolo? Tre esempi:

- Spese professionali. Il tribunale d’appello del canton Berna doveva giudicare il caso di un dipendente ospedaliero che non poteva ripagare il credito. Sulla base delle sue indicazioni, la banca sapeva dove viveva e lavorava. Ciò nonostante, l’istituto di credito ha calcolato solo fr. 100.- di spese professionali.

Secondo la sentenza, la banca ha violato gravemente i propri obblighi. Essendo a conoscenza dei costi di trasferta e di quelli supplementari per il vitto fuori casa, doveva informarsi sul loro ammontare. Anche se il cliente sottoscrive il falso budget indicato sul contratto. Secondo la sentenza, il dipendente ospedaliero non deve ripagare alla banca alcun importo.

- Acquisto di un computer. Nell’aprile 2016 la pretura di Zurigo ha sentenziato che un contratto d’acquisto per un computer del valore di fr. 1’031.- rappresenta un credito se il prezzo deve essere pagato in quattro rate nell’arco di un anno. Siccome il commerciante non ha verificato la capacità creditizia del cliente, quest’ultimo non ha dovuto pagare.

- Cura dei bambini. Un moroso sosteneva che la banca non avesse considerato in modo corretto i costi per la cura dei bambini. La pretura di Zurigo non gli ha dato ragione: nel formulario di richiesta del credito la banca aveva chiesto esplicitamente a quanto ammontassero i costi per l’asilo nido. Se il cliente indica costi troppo bassi, la banca può prenderli in considerazione. Sarebbe obbligata a informarsi ulteriormente se le indicazioni del cliente sono «evidentemente false».

Karl Kümin, K-Tipp
Michela Salvi, Spendere Meglio

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