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L'Inchiesta
Edizione: 6/2017 novembre

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6/2017 novembre | pagina 26

All'estero senza segreti
Anche i beni detenuti fuori dalla Svizzera vanno dichiarati. In Ticino lo si può fare senza pagare multe entro settembre 2018

Sempre più Stati si scambiano informazioni sui beni dei propri cittadini. Tra questi, anche la Svizzera. A inizio 2017 è entrata in vigore la Legge federale sullo scambio automatico internazionale di informazioni a fini fiscali(1): le autorità fiscali svizzere trasmettono automaticamente ad autorità estere i dati finanziari delle persone che hanno un conto in Svizzera ma vivono all'estero. Dall'altro lato, le autorità fiscali estere forniscono a quelle svizzere le informazioni sui conti di clienti che vivono in Svizzera.

Con queste misure, gli Stati vogliono impedire che si nascondano al fisco beni patrimoniali. I dati ottenuti possono essere usati dagli Stati unicamente a scopi fiscali.

Scambio d'informazioni per privati e aziende
Attualmente partecipano a questa convenzione 38 Stati e territori (di cui i 28 paesi dell'Unione europea). Nel 2018 dovrebbero aggiungersi altri 41 Stati.

Le banche e gli istituti finanziari devono fornire alle relative autorità fiscali i dati dell'anno corrente, cioè gli estremi degli intestatari dei conti, lo stato del conto alla fine del 2017, le informazioni sui redditi dei capitali quali interessi, dividendi e guadagni da vendita di azioni. Lo scambio di informazioni concerne sia i privati sia le imprese.

Chi vive in Svizzera e non ha alcuna sostanza all'estero non è interessato dalla nuova legge. Lo sono invece le persone che hanno beni depositati in banche con sede in uno degli Stati che già partecipano allo scambio d'informazioni. Dal 2018 le autorità fiscali svizzere verranno quindi a conoscenza dei loro conti.

Ma possono ancora rimediare, se non hanno mai indicato simili patrimoni sulla dichiarazione fiscale svizzera. Rimangono impunite se la denuncia avviene spontaneamente e le autorità non hanno ancora saputo dei beni all'estero in altro modo. In caso contrario, si rischiano imposte retroattive, interessi di mora e multe.

A oggi non è chiaro per quanto tempo i contribuenti potranno annunciare i loro beni all'estero senza ripercussioni. L'ultima parola spetterà presumibilmente al Tribunale federale. Fino a una sentenza della massima istanza, i cantoni decideranno a proprio giudizio fino a quando le denunce tardive saranno esenti da pena.

La rivista per consumatori Saldo ha interpellato le autorità fiscali cantonali per sapere la prassi adottata. Risultato: in alcuni cantoni la scadenza è già al 31 dicembre 2017, in altri al 30 settembre 2018 (vedi tabella).

Fuori dallo scambio gli Stati Uniti
In tale data, le informazioni svizzere saranno trasmesse all'estero e contemporaneamente dovrebbero pervenire le informazioni dagli altri Stati. Il canton Zurigo ha deciso che non ci saranno ripercussioni sulle autodenunce spontanee anche dopo questo termine, e più precisamente fino al momento in cui un funzionario del fisco scoprirà il patrimonio. Neuchâtel non ha fretta e non ha ancora emanato alcuna norma al riguardo.

Anche i beni immobiliari fanno parte del patrimonio e vanno quindi denunciati, anche se sono tassati all'estero. Non sono interessati dallo scambio d'informazioni, ma le autorità fiscali possono venirne a conoscenza in via indiretta, perché i conti ipotecari e di manutenzione rientrano negli obblighi di denuncia delle banche.

Tra gli Stati che hanno concordato lo scambio non ci sono gli Usa. Le autorità fiscali svizzere non scopriranno dunque i dati sui conti bancari negli Stati Uniti. Per contro, le banche svizzere sono obbligate alla trasparenza: a causa dell'Accordo Fatca, stipulato tra Svizzera e Usa, devono annunciare alle autorità statunitensi i conti delle persone con obblighi fiscali negli Stati Uniti.

Ecco dunque a cosa dovete prestare attenzione se avete un conto all'estero:
- Potete fare un'autodenuncia spontanea esente da pena. In tal caso, dovrete pagare le imposte retroattive degli ultimi 10 anni più gli interessi.
Non pagherete alcuna multa.

- Per ogni altra denuncia spontanea sarà imposta una multa pari a un quinto dell'imposta sottratta.

- I costi aumentano se le autorità fiscali si accorgono della sottrazione d'imposta prima dell'autodenuncia. In quel caso, oltre alle imposte retroattive, dovrete pagare anche una multa. Per principio, è uguale all'imposta sottratta, ma può essere aumentata a tre volte o ridotta a un terzo in funzione delle circostanze aggravanti o attenuanti.

Thomas Lattmann, Saldo
Michela Salvi, L'Inchiesta

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