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L'Inchiesta
Edizione: 6/2017 novembre

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6/2017 novembre | pagina 14

Pellicce crudeli
In Svizzera si sostiene l'acquisto di indumenti provenienti dall'Ue. Ma lì volpi e visoni vivono spesso in pessime condizioni

Nel 2016, la Svizzera ha importate 463,5 tonnellate di pellicce, la più grande quantità da 25 anni a questa parte. Da tre anni, i negozi devono dichiarare la provenienza geografica della pelliccia, a quale animale appartiene e se questo è d'allevamento o selvatico.

L'Unione internazionale dell'industria della pelliccia pubblicizza la nuova certificazione Welfur, che dovrebbe garantire la provenienza europea e da allevamenti rispettosi degli animali.

Acquistare pellicce europee sarebbe «una buona scelta, perché nell'Ue il contesto etico-morale e le leggi sulla protezione degli animali sono simili a quelli svizzeri», afferma Thomas Aus der Au, vicepresidente dell'associazione settoriale Swissfur.

Ma l'Ue non ha normative specifiche in questo ambito. Si limita a una raccomandazione del 1999, che chiede agli allevatori di fare il possibile per proteggere la salute degli animali da pelliccia. Le gabbie per visoni, puzzole europee e furetti devono avere un'altezza di 45 centimetri e una superficie di almeno 36,5 x 70 centimetri. Alle volpi è concessa una superficie minima di 80 x 100 centimetri.

Gabbie piccole e cibo congelato
I singoli stati Ue possono emanare leggi più severe. Lo ha fatto undici anni fa la Germania: i pavimenti devono essere duri e le gabbie più grandi, e gli animali devono potersi anche arrampicare.

Ma stando alle ricerche dell'emittente televisiva Ard, nessuno dei sei allevamenti di animali da pelliccia tedeschi rispetta tali condizioni. Alcune riprese nascoste in un allevamento dello Schleswig-Holstein mostrano visoni in gabbie di soli 0,26 metri quadrati, la superficie minima richiesta dall'Ue.

I giornalisti hanno tentato di visitare anche gli allevamenti polacchi, ma sono stati cacciati ovunque. Sono però riusciti a introdursi furtivamente in uno di questi, trovando volpi rinchiuse in gabbie minuscole. Alcune giravano su se stesse, altre erano apatiche. L'acqua e il mangime erano congelati.

Secondo Helen Sandmeier della Protezione svizzera degli animali, queste immagini sono rappresentative delle condizioni degli animali da pelliccia in Europa. Che sarebbero in minima parte migliori di quelle cinesi.

Da Manor e C&A solo prodotti ecologici
Alcuni Stati europei hanno limitato l'allevamento di animali da pelliccia. Di conseguenza i produttori si sono spostati in Polonia, dove leggi e controlli sarebbero meno restrittivi. Con i suoi 1'144 allevamenti, è il secondo maggior produttore di pellicce d'Europa dopo la Danimarca. In Svizzera non ce ne sono.

Secondo Thomas Aus der Au, gli allevamenti danesi e finlandesi da lui visitati sono in buone condizioni. Per Sandmeier non esiste un allevamento di massa rispettoso di animali selvatici come volpi, visoni o cani procioni, indipendentemente dalla certificazione.

Un gran numero di imprese e marchi di abbigliamento hanno aderito al gruppo Fur-Free-Retailers e dichiarano di rinunciare alle pellicce naturali. Ne fanno parte, tra gli altri, Manor, Schild, H&M, C&A, Zara o Chicorée.


Sintetica o naturale? Soffia e guarda

Chi vuole una pelliccia sintetica rischia di portarsene a casa una vera. Ecco come non farsi ingannare.

Nel 2016 Stiftung Warentest ha acquistato a Berlino delle pellicce sintetiche. Il laboratorio ha però scoperto che alcune erano naturali e non riportavano alcuna dichiarazione.

Ma come si può evitare di acquistare involontariamente una pelliccia di animale? Basta soffiarci sopra: i peli di quella naturale si spostano lateralmente, mentre quelli sintetici sono meno mobili e spesso di lunghezza più omogenea. Inoltre, sotto la pelliccia naturale compare la pelle, sotto quella sintetica il tessuto.

Thomas Lattmann, Saldo
Michela Salvi, L'Inchiesta

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