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Edizione: 6/2017 dicembre

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6/2017 dicembre | pagina 8

Degustazioni offuscate
Un giudice valuta fino a 50 vini in un giorno. Le certificazioni non garantiscono la qualità

I commercianti elogiano i propri vini con medaglie, diplomi o punti. Ma le certificazioni non sono sempre garanzia di qualità.

Nelle degustazioni della rivista K-Tipp, molti vini premiati da altre giurie ottengono punteggi mediocri o pessimi. Ciò dimostra che una medaglia non garantisce una buona qualità. Per i commercianti invece, simili certificazioni sono lucrative.

I vini degustati sono moltissimi. Nel 2016 i giudici berlinesi del Wein Trophy hanno degustato 11’538 vini, premiandone 3’643 (31,6%): 3’018 con la medaglia d’oro o gran oro, 625 con la medaglia d’argento. La scorsa estate, la giuria di esperti di Expovina Zurigo ha valutato 2’141 vini, 708 dei quali sono stati premiati (33%).

I regolamenti di Berlino e Zurigo prevedono che sia premiato al massimo il 30% dei vini. A dipendenza del concorso, quindi, centinaia o migliaia di prodotti. E un solo giudice degusta fino a 50 vini al giorno, suddivisi in quattro blocchi interrotti da pause. Viene da chiedersi se la valutazione del 34° vino sia precisa come quella del primo.

«Questione di allenamento», dice l’esperto Hans Bättig di Expovina. E pensare che allo Swiss Beer Award di settembre un esperto poteva valutare al massimo 16 birre.

Etichette: inganno dietro l’angolo
I giudici dei concorsi di Berlino e Zurigo degustano soltanto vini consegnati dai commercianti. Ciò significa che potrebbe essere dato loro un vino qualitativamente migliore con un’etichetta falsa.

Secondo Peter Antony del Berliner Wein Trophy, si verificano spesso truffe simili. Ecco perché dal 2012 gli organizzatori fanno analizzare in laboratorio tutti i vini premiati. Prima di poter applicare la medaglia sulle bottiglie, i commercianti devono mandare nuovi campioni in laboratorio. Wein Trophy effettua anche test a campione nei negozi.

A Zurigo, gli organizzatori si affidano ai documenti, al quadro d’insieme e all’esperienza con le aziende. «Non posso negare il potenziale di abusi», ammette Hans Bättig. «L’inganno è possibile».

Thomas Lattmann, Saldo
Michela Salvi, Spendere Meglio



Materassi avvelenati: ecco come restituirli

Alcuni materassi mettono a rischio la salute. Chi li ha acquistati di recente può restituirli.

Un errore nella produzione del gruppo chimico tedesco Basf ha fatto sì che in tutta Europa fossero venduti materassi con troppo diclorobenzene, una sostanza che può irritare la pelle e le vie respiratorie e sospettata di essere cancerogena.
Chi ha acquistato un materasso difettoso può restituirlo entro il termine legale di garanzia di due anni e ha diritto al rimborso del prezzo d’acquisto. Ecco le prese di posizione dei principali produttori e commercianti potenzialmente interessati dall’errore di Basf:

- Jisk: chi ha acquistato tra il 17 settembre e il 12 ottobre uno dei seguenti modelli può riportarlo in qualsiasi filiale in Svizzera: Zauberschlaf Selina, Zauberschlaf Xenia, Zauberschlaf Lia, Ergo Maxx Blue Vision, Ergo Maxx Air S-Kontur, Ergo Maxx River, Ergo Maxx Edition, Ergo Maxx Air, Schlaf Gut per bambini, Sembella Ergonomica.

- Bico: secondo il produttore di Schänis (San Gallo), i materassi forniti a settembre e ottobre «non presentano alcun rischio per la salute». Su singoli prodotti sarebbero però stati rilevati valori superiori alle prescrizioni dell’Oeko-Tex standard 100 per il diclorobenzene. I clienti che hanno acquistato materassi forniti tra il 1° settembre e il 9 ottobre possono sostituirli.

- Riposa: per il produttore di Bilten (Glarona), pochi prodotti superano il valore stabilito da Oeko-Tex. I rivenditori contatteranno i clienti.

- Ikea: il problema non riguarda la Svizzera. Chi ha dubbi può restituire o sostituire il prodotto entro 90 giorni dall’acquisto.

- Pfister e Micasa: per i commercianti, tutti i materassi sono sicuri.

Darko Cetojevic, K-Tipp
Michela Salvi, Spendere Meglio

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