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L'Inchiesta
Edizione: 1/2018 gennaio

Nome: L'Inchiesta
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1/2018 gennaio | pagina 10

Le mani sull'Avs
Il fisco incassa milioni che spetterebbero ai pensionati. Una pratica contraria alla costituzione che continuerà nel 2018

Dal 1999, la Confederazione incassa soldi che in realtà sarebbero destinati all'Avs: soltanto nel 2016, ben 476 milioni di franchi. A fine 2016 erano finiti nelle casse federali più di 7,6 miliardi, nel 2017 si è superata la soglia degli 8 miliardi (vedi tabella). Questi soldi sono la cosiddetta «quota federale del percento demografico» provenienti dall'Imposta sul valore aggiunto (Iva).

Il 28 novembre 1993, con l'introduzione dell'Iva, gli svizzeri hanno avallato in votazione un articolo costituzionale che lasciava al Parlamento la competenza di aumentare, se necessario, l'imposta di un punto percentuale. Le maggiori entrate sarebbero andate a beneficio dell'Avs, ma solo se, a causa dell'evoluzione della piramide delle età, il finanziamento non fosse più garantito. Allora si prospettava un aumento del fabbisogno finanziario dell'Avs determinato dalla crescente età della popolazione.

Nel 1997 il Consiglio federale è tornato su questo articolo costituzionale chiedendo al Parlamento di aumentare l'Iva per l'Avs dal 6,5% al 7,5%. Quando si è arrivati all'applicazione concreta, però, il governo non ha dato all'Avs l'intero percento demografico come previsto esplicitamente dalla Costituzione.

Per l'allora ministro delle finanze Kaspar Villiger, la nuova gallina dalle uova d'oro è arrivata proprio al momento giusto. Dal percento demografico ci si aspettava ogni anno più di 2,1 miliardi. Il Consiglio federale ha pertanto proposto di dirottarne una parte nelle Casse federali invece che darli all'Avs. Motivo: Berna è obbligata per legge a finanziare il 17% delle spese dell'Avs (oggi il 19,55%), quindi «lo sviluppo sfavorevole della piramide delle età non comporterebbe maggiori oneri finanziari soltanto all'Avs e all'Ai, ma anche alla Confederazione».

Le casse federali dovrebbero pertanto incassare il 17% del percento demografico, lasciando il resto all'Avs. Ma la Confederazione deve pagare comunque la sua quota all'Avs, a prescindere da un aumento dell'Iva. I soldi provengono primariamente dalle tasse su tabacchi, alcol e vincite.

Il trucco di Villiger avallato dal Parlamento
Nel marzo 1998 il Parlamento ha accolto la proposta di Villiger: il Consiglio degli Stati all'unanimità, il Consiglio nazionale con 130 voti contro 39. Nel gennaio 1999, la decisione è entrata in vigore e da quel momento il 17% del percento demografico fluisce nelle casse federali.

È una peculiarità del tutto svizzera che il Parlamento possa prendere decisioni in aperto contrasto con gli articoli costituzionali. Al contrario della maggior parte degli Stati, la Svizzera non ha un tribunale costituzionale, quindi nessuno può contestare decisioni parlamentari anticostituzionali presso un'istanza giudiziaria.

Nel frattempo ci sono stati diversi tentativi di correggere questo dirottamento dei soldi Avs. Nella sessione autunnale del 2000, il consigliere nazionale socialista Paul Rechsteiner lo ha definito un'acrobazia giuridica: «L'articolo della Costituzione parla chiaramente del finanziamento di Avs e Ai senza menzionare quello della quota federale». Una correzione dell'errore è però stata bocciata per pochi voti dal Consiglio degli Stati.

La Previdenza per la vecchiaia 2020, in votazione lo scorso settembre, avrebbe dovuto correggere l'inosservanza della Costituzione e della volontà popolare. Con la prospettata riforma, in futuro l'intero percento demografico sarebbe confluito nelle casse Avs con i mezzi supplementari del prospettato aumento dell'Iva. Ma dopo il no, nonostante l'articolo del 1993, il Consiglio federale continua a non sentirsi obbligato a versarglielo. Vuole continuare a sfruttarne il 17% per altre spese. Significa che nel 2018 si toglieranno 442 milioni all’Avs.

Il soldi per le pensioni serviranno a ridurre il debito
Il consigliere federale Alain Berset sostiene che l'Avs ha urgente bisogno di soldi. Secondo una previsione dell'Ufficio federale delle assicurazioni sociali, diffusa in previsione della votazione, le riserve odierne dell'Avs finirebbero nel 2031, e questa si troverebbe poi con un deficit di 3 miliardi. Ciò nonostante, il Consiglio federale ha chiesto al Parlamento di riversare la maggior parte dei 442 milioni al fondo per le infrastrutture ferroviarie, e di sfruttare il resto per ridurre il debito pubblico.

Improvvisamente l'Avs non ha più bisogno di soldi? «Non è risanata e avrebbe urgentemente bisogno di mezzi supplementari», dice il consigliere nazionale Udc Thomas Aeschi, che aveva convinto la commissione finanze del Consiglio nazionale a lanciare un'iniziativa parlamentare. «I 442 milioni sarebbero stati un buon inizio. Altrimenti fra due o tre anni bisognerà assumersi importi ancora più grandi».

Secondo Aeschi, nessuno ha contestato questa componente del progetto, ma non appena i 442 milioni sono stati messi sul tavolo, sono comparsi nuovi bisogni. Per esempio, per il consigliere nazionale socialista Matthias Aebischer, questi soldi dovevano essere usati per la formazione; per il consigliere degli Stati Ppd Peter Hegglin, per ridurre i debiti della Confederazione.

Il 7 novembre 2017, la commissione finanze del Consiglio degli Stati ha rifiutato l'iniziativa parlamentare con 8 voti contro 5, argomentando tra l'altro che i soldi sarebbero insufficienti per aiutare davvero l'Avs.

Dopo un mese, durante la sessione invernale delle Camere federali, il Consiglio nazionale si è espresso a favore dell'attribuzione dei 442 milioni all'Avs. Il Consiglio degli Stati ha invece detto no, anche alla proposta della Conferenza di conciliazione di versare al primo pilastro 370 milioni. Pertanto è stato deciso che i soldi finiranno nelle casse federali per l'abbattimento del debito pubblico.

Previsto un disavanzo di 209 milioni nel 2020
Per meglio comprendere l'ordine di grandezza degli importi trattenuti, basti dire che i conti Avs, ad eccezione del 2015, si sono sempre chiusi con un saldo positivo. Nel 2015 il deficit è stato di 558 milioni, un anno dopo risultava un avanzo di 438 milioni. Per il 2017 l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali pronosticava un disavanzo di 101 milioni, per il 2018 di 119 e per il 2020 di 209.

Se il percento demografico dovesse confluire totalmente all'Avs, i conti potrebbero chiudere in positivo ancora per anni, anche se si avverassero le previsioni più pessimistiche. Le riserve Avs, pari a poco meno di 45 miliardi, continuerebbero ad aumentare fino al 2023.
E questo nonostante dal 1999 il Parlamento abbia dirottato dalle casse dell'Avs circa 8 miliardi.

Thomas Müller, Saldo
Michela Salvi, Antonella Sicurello, L'Inchiesta




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