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L'Inchiesta
Edizione: 1/2018 gennaio

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1/2018 gennaio | pagina 10

Rifugi pubblici: informazione carente
Chi non ha un rifugio in casa dovrebbe avere un posto protetto in un luogo pubblico. Ma spesso non sa nemmeno dove si trova.

In Svizzera vale da decenni il principio secondo cui ogni cittadino debba avere un posto protetto in un rifugio antiatomico. Dal 2012, negli edifici abitativi con meno di 38 locali, non è più obbligatorio prevederlo.

I proprietari immobiliari soggetti all'obbligo, invece di edificarlo, possono versare contributi sostitutivi se, per esempio, l'edificio non ha un interrato. I contributi sono destinati al finanziamento di rifugi pubblici.

Su questi ultimi, però, l'informazione è carente. Un esempio: Carlo Bianchi (nome fittizio) si trasferisce a Berna in un condominio senza bunker. In quanto proprietario, paga un contributo sostitutivo. Chiede informazioni sul rifugio pubblico, ma il comune prende tempo. Alla fine gli comunica che dovrà aspettare fino al 2019 per saperne di più.

Questo succede perché fino al 2003 i comuni dovevano informare periodicamente la popolazione sull'assegnazione del rifugio. Successivamente è stato introdotto l'obbligo di farlo solo «in previsione di un conflitto armato».

Il Consiglio nazionale aveva intenzione di abolire l'obbligo di costruzione di rifugi, ma ha cambiato idea dopo l'incidente al reattore nucleare di Fukushima nel 2011. Per gli 8,4 milioni di abitanti ci sono attualmente circa 8,8 milioni di rifugi.

Beatrice Walder, K-Tipp
Michela Salvi, L'Inchiesta

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