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L'Inchiesta
Edizione: 1/2018 gennaio

Nome: L'Inchiesta
Nato il: 17 novembre 1999
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1/2018 gennaio | pagina 12

Condoglianze, parola dimenticata
Prima o poi capita a tutti di perdere una persona cara e recentemente è toccato anche a me. Malgrado il dolore, ci sono aspetti pratici che non si possono ignorare. E così ho dovuto inviare il certificato di morte a diversi uffici.

ll gelido tenore delle risposte ricevute (tutte più o meno dicevano: «La ringraziamo per l'informazione, cordiali saluti») mi hanno indotto a riflettere sul nostro modus vivendi e... qualcosa non torna. Nessuno ha infatti creduto di dover aggiungere la semplice ma tuttora efficace parola di conforto "condoglianze".
Evidentemente si ritiene che professionalità e serietà facciano rima con maleducazione!

Ma cosa ci vuole per capire che a una persona in lutto ci si rivolge diversamente? Si può essere umani e mostrare un minimo di empatia e rispetto anche nel corso di uno scambio formale! Siamo diventati davvero così indifferenti, così robotici, così barbari?

La stessa reazione l'ho constatata anche di persona. Tra questi, la responsabile della mia assicurazione Rc, una cassiera e l'autista di un bus che ho preso per sbaglio (gli ho subito fatto presente che ero in lutto e senza battere cigli mi ha allungato un biglietto da pagare)... E questa sarebbe una società civile?! In certi momenti l'indifferenza colpisce come uno schiaffo.

Ma non sono stata a guardare, poiché non è accettabile che persino chi rappresenta delle istituzioni sia un tale esempio di maleducazione! E a quelle mail intrise di insensibilità ho reagito con una semplice frase: «Ringrazio per le condoglianze!». Per ora due reazioni, da una banca e da un'esattoria comunale. Poche parole di scuse, imbarazzate ma sincere, che lasciano ben sperare! Perché allora non tutto è perduto e significa che seduti alle scrivanie e dietro agli schermi ci sono ancora degli esseri umani.

L'automatismo è un grave malattia e va combattuta! Viviamo in una società materialista, dove i rapporti umani sono basati su una logica utilitarista. Vige la correttezza, ma non la gentilezza. Costa poco essere gentili e non è retorica: una parola o un sorriso fanno la differenza. Ci distinguono dagli animali e soprattutto dalle macchine.

Elena Walder

Rubrica: Nodi al pettine

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