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Scelgo io
Edizione: 1/2018 febbraio

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1/2018 febbraio | pagina 30

L'assicurazione può comunicare la diagnosi?
«Il mio nuovo datore di lavoro ha stipulato per me un'assicurazione di indennità giornaliere per malattia. Verrà a conoscenza della diagnosi qualora mi dovessi ammalare e l'assicurazione dovesse versare le indennità giornaliere?».

No. Senza il suo esplicito consenso, l'assicurazione indennità giornaliere non può dare al datore di lavoro informazioni sulla sua salute.

Può però comunicargli che sta pagando le indennità oppure se o per quale motivo rifiuta le prestazioni.


Cure mediche: decide mia figlia o il mio partner?

«Sono divorziata e ho una figlia di 25 anni. Da un anno convivo con il mio compagno. Nel caso dovessi diventare incapace di discernimento, deciderà mia figlia delle cure mediche che mi riguardano?».

No. Deciderà il suo compagno, non sua figlia. Questo perché lei vive in comunione domestica con lui, che le fornisce assistenza regolare e personale.
Se desidera che sia sua figlia a decidere per lei, deve redigere il testamento biologico (direttive anticipate del paziente) o un mandato precauzionale.


Un precetto per i premi arretrati?

«Ho compiuto da poco 18 anni. In passato i miei genitori si dimenticavano spesso di pagare i miei premi di cassa malati. Ora l'assicurazione ha intentato una procedura esecutiva nei miei confronti per i premi che i miei genitori avrebbero dovuto pagare per me quando ero minorenne. Lo può fare?».

Sì. La cassa malati può intentare una procedura esecutiva nei suoi confronti. Appena raggiunta la maggiore età, deve rispondere personalmente per le fatture ancora non saldate.

Per i premi scoperti e risalenti a prima del suo 18esimo compleanno, può rifarsi sui suoi genitori: non avendoli pagati, infatti, hanno violato i loro obblighi di mantenimento.



Si può lavorare sette giorni di fila?

«Lavoro in modo irregolare in una casa per anziani. Questo mese mi hanno messo di turno per sette giorni consecutivi senza interruzione. Ma si può fare?».

Sì. La Legge sul lavoro non prevede una settimana lavorativa di sette giorni, però per singoli settori valgono disposizioni particolari.

Gli istituti e i convitti possono far lavorare il personale fino a sette giorni consecutivi. Il tempo di lavoro giornaliero non può superare le nove ore e nella media di due settimane deve essere rispettata la media di 50 ore settimanali.

Appena finiti i sette giorni di lavoro, l'azienda deve concedere un periodo di riposo di almeno 83 ore.



Devo dire come sto?

«Il medico mi ha messo in malattia per un mese. Il mio datore di lavoro pretende che lo chiami ogni settimana per dirgli come sto. Devo farlo davvero?».

No. Lei è obbligata a comunicare al datore di lavoro di essere in malattia. L'ha già fatto e dimostrato con un certificato medico.

Un rapporto settimanale sul suo stato di salute ha carattere vessatorio. Se il suo datore di lavoro non dovesse credere al certificato medico, potrebbe solo pretendere una visita da un medico di fiducia aziendale.

Questi, a sua volta, non potrebbe informare il suo capo della sua malattia. Deve limitarsi a comunicargli se è inabile al lavoro ed eventualmente per quanto tempo».

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