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Spendere Meglio
Edizione: 2/2018 aprile

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2/2018 aprile | pagina 10

Se il rincaro è bugiardo
Secondo Berna, in 20 anni i prezzi sono cresciuti del 10%. In realtà sono lievitati del 20%

L’Indice dei prezzi al consumo non considera né i premi di cassa malati né le tasse. Ecco perché in 20 anni il rincaro reale è stato quasi del 20%, non del 10%.

L’Ufficio federale di statistica (Ust) pubblica ogni anno l’Indice nazionale dei prezzi al consumo, che dovrebbe fornire informazioni sul rincaro. A suo dire, il paniere scelto dovrebbe «rispecchiare le spese reali delle economie domestiche». Dal 1996 al 2016 i prezzi sarebbero aumentati del 10% (vedi grafico).

L’Indice è determinante per le contrattazioni salariali, ma anche per l’aumento delle rendite Avs e Ai. Se i prezzi lievitano, aumentano anche salari e rendite.

I premi di cassa malati sono raddoppiati
Il calcolo dell’Indice non corriponde però alle spese effettive delle economie domestiche. Non sono considerate importanti voci di spesa, come le tasse e i premi di cassa malati. Questi ultimi, però, incidono fino al 20% sul budget. Lo si evince dal Rapporto sull’efficacia delle riduzioni dei premi 2014 dell’Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp)(1).

L’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie è stata introdotta nel 1996. Da allora, ogni anno gli assicurati pagano premi sempre più elevati. Secondo l’Ufsp, nell’arco di 20 anni i premi medi, inclusa franchigia e partecipazione, sono passati da circa 148 a 330 franchi al mese. I costi per la cassa malati sono quindi più che raddoppiati.

Qual è stato quindi il rincaro, considerati anche i premi? Per rispondere a questa domanda, K-Tipp ha sostituito i costi della sanità considerati nell’Indice nazionale dei prezzi al consumo con quelli effettivi insorti per la cassa malati (premi, franchigia e partecipazione). Risultato: tra il 1996 e il 2016 il rincaro raggiunge il 19%.

«Per il rincaro si confrontano i prezzi di singoli prodotti e servizi nel corso del tempo, mentre per i premi di cassa malati e le tasse si considerano i costi», ammette l’Ust. Per questo motivo, le due statistiche non potrebbero essere riunite in un solo calcolo. Per le economie domestiche, però, non contano tanto i prezzi statistici, quanto piuttosto l’effettiva crescita delle loro spese.

Meno soldi a salariati e pensionati
Siccome l’Indice dei prezzi al consumo non corrisponde al rincaro effettivo delle spese, i dipendenti e i pensionati perdono molti soldi. Dal 1996 al 2014 i salari mensili mediani sono aumentati di circa 1’295 franchi (salario mediano significa che la metà dei dipendenti quadagna di più, l’altra di meno). Se il rincaro fosse stato certificato in modo corretto, è probabile che i salari avrebbero segnato un aumento più importante. I sindacati avrebbero infatti potuto sostenere in modo più efficace le loro richieste.

Anche le rendite Avs e Ai sarebbero aumentate in modo più marcato, perché per legge ogni due o tre anni il Consiglio federale deve adeguarle all’evoluzione dei prezzi e dei salari. E lo fa dando lo stesso peso all’evoluzione dell’Indice nazionale dei prezzi al consumo e a quella dell’Indice dei salari. Sulla base del rincaro effettivo, per esempio, la rendita piena minima sarebbe di almeno 30 franchi in più al mese, quella massima di almeno 60 e quella per i coniugi di 90. È quanto risulta dai calcoli dell’Ufficio federale delle assicurazioni sociali.

Un paniere senza tasse
In 15 anni tasse e imposte sono cresciute di quasi 2 mila franchi annui. Ma nel rincaro ufficiale non sono considerate.

Nell’Indice nazionale dei prezzi al consumo non sono considerate tasse e imposte. Eppure anche queste gravano in modo importante sulle economie domestiche. Nel 2000 le spese medie fiscali per economia domestica, Iva esclusa, ammontavano a circa 5’200 franchi annui. Nel 2015 sono passate a 7 mila franchi. Lo dimostra l’Indagine sul budget delle economie domestiche dell’Ust(1).

Se dunque si fanno confluire nel rincaro sia le tasse sia le spese di cassa malati, i prezzi tra il 2000 e il 2015 sono aumentati di circa il 16%. Il rincaro ufficiale per lo stesso periodo è solo del 7%.

Christian Birmele, K-Tipp
Michela Salvi, Spendere Meglio

(1)tiny.cc/rapporto-Ufsp


Un paniere senza tasse

In 15 anni tasse e imposte sono cresciute di quasi 2 mila franchi annui. Ma nel rincaro ufficiale non sono considerate.

Nell’Indice nazionale dei prezzi al consumo non sono considerate tasse e imposte. Eppure anche queste gravano in modo importante sulle economie domestiche. Nel 2000 le spese medie fiscali per economia domestica, Iva esclusa, ammontavano a circa 5’200 franchi annui. Nel 2015 sono passate a 7 mila franchi. Lo dimostra l’Indagine sul budget delle economie domestiche dell’Ust(1).

Se dunque si fanno confluire nel rincaro sia le tasse sia le spese di cassa malati, i prezzi tra il 2000 e il 2015 sono aumentati di circa il 16%. Il rincaro ufficiale per lo stesso periodo è solo del 7%.

(1)tiny.cc/indagine-budget


tiny.cc/rapporto-Ufsp
tiny.cc/indagine-budget

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