HomeDomandeNewsletterAbbonamentiArretratiLibriCarrelloContatto Accedi

Cerca gli articoli con queste parole:
Criteri
Posizione
Riviste
Periodo
Nessun oggetto nel carrello
Spendere Meglio
Edizione: 2/2018 aprile

Nome: Spendere Meglio
Nato il: 7 febbraio 1996
Abbonamento: fr. 48.00 all'anno
Uscita: entro il 20 dei mesi pari


Abbonati a Spendere Meglio
Acquista gli arretrati
Acquista i libri
Spendere Meglio su iPhone

Torna indietro
2/2018 aprile | pagina 32

I cementificatori dell'archeologia
C’è una città Unesco, patrimonio dell’umanità, dove sono stati distrutti reperti archeologici. Si chiama Palmira e si trova in Siria. Chi sono i responsabili? I terroristi.

C’è poi un’altra città Unesco, patrimonio dell’umanità, dove si distruggono reperti archeologici. Si chiama Bellinzona e si trova in Svizzera. Chi sono i responsabili? Le autorità elette democraticamente.

Nel perimetro archeologico del quartiere Carasso Saleggi è stata rinvenuta una necropoli del terzo-quarto secolo dopo Cristo, tra l’epoca tardo romana e il periodo di transizione tra paganesimo e cristianesimo. I limiti della necropoli non sono ancora stati trovati ma le autorità hanno già deciso: le tombe saranno distrutte per far posto a nuove costruzioni.

Per le necropoli romane questa è la prassi normale del Servizio archeologia dell’Ufficio dei beni culturali del canton Ticino: bloccare il cantiere, scavare, fotografare, misurare, archiviare i reperti e poi restituire il cantiere alle ruspe che distruggeranno un pezzo di storia.

Quattro secoli fa era considerata prassi normale distruggere gli affreschi medievali nelle chiese per far posto alle nuove decorazioni barocche. Oggi quegli affreschi si conservano.

Due secoli fa il governo ticinese aveva proposto di demolire i castelli di Bellinzona. Oggi sono patrimonio mondiale dell’umanità.

Con l'andare del tempo, la sensibilità per il rispetto della storia è aumentata. Prima o poi i nostri discendenti la smetteranno di buttare all'aria le necropoli romane e quelle superstiti saranno trasformate in parchi archeologici. Nel frattempo potremmo perlomeno lasciarle sottoterra.

È poco lungimirante distruggere le testimonianze del passato per far posto a nuove costruzioni. Di case ce ne sono già abbastanza. Mentre sopra le zone archeologiche, per i prossimi secoli, possiamo metterci campetti da calcio o parchi giochi.

Il contribuente farebbe un affare. Infatti meno case ci sono, meno spenderemmo per ampliare la rete stradale. Per esempio, la galleria Cadenazzo-Quartino costa come il terreno edificabile per 50 mila abitanti. Ma se nel Locarnese vivessero 10 mila persone in meno, la galleria non sarebbe necessaria. È dunque redditizio ridurre la zona edificabile e trasformarla in zona verde.

Matteo Cheda

Impressum Design by VirtusWeb