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L'Inchiesta
Edizione: 3/2018 maggio

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3/2018 maggio | pagina 28

La parità è una chimera
Sul lavoro, la discriminazione tra i sessi è illegale. Le vittime, soprattutto donne, possono ottenere un'indennità fino a sei mesi di salario. Poche ci riescono

Luca Rossi (nome fittizio) si candida per un posto di lavoro al 50%, ma non viene assunto. Motivo: l'impiego è rivolto a una donna che non può lavorare al 100% per obblighi familiari.

Rossi si rivolge all'ufficio cantonale di conciliazione in materia di discriminazione di Basilea Città. A fine gennaio 2017 le parti arrivano a un compromesso e Rossi riceve un'indennità di fr. 750.-.

Maria Bianchi (nome fittizio) è una consulente fiscale del canton Zurigo. Dopo il congedo maternità viene licenziata. L'azienda mette per iscritto le motivazioni: non si sarebbe attenuta alle indicazioni del suo superiore. Ma nel periodo in questione, lui non era nemmeno in azienda. Inoltre, durante il licenziamento e secondo il verbale di colloquio, le avrebbe detto: «Le donne in gravidanza o le neomamme cambiano totalmente ruoli e interessi. E la passione per il lavoro diminuisce».

Bianchi si rivolge all'ufficio di conciliazione competente, che ha ritenuto credibili le sue affermazioni. In caso di mancanze sul lavoro, l'azienda avrebbe dovuto prima ammonirla. Nel marzo 2016 le parti hanno convenuto un risarcimento di fr. 19 mila.

Uomini coinvolti nel 14% dei casi
Nelle aziende, le discriminazioni di genere sono illecite da oltre 20 anni. Riguardano, per esempio, l'assegnazione di un posto di lavoro o di determinati compiti, il salario, le promozioni o i licenziamenti. Anche le molestie sessuali sono considerate discriminatorie. La Legge sulla parità dei sessi del 1995 protegge dalla discriminazione di genere sia le donne sia gli uomini(1).

Per legge, le persone licenziate per questi motivi possono pretendere un'indennità che può raggiungere i sei mesi di salario. Ma secondo uno studio dell'Università di Ginevra, ottengono molto meno: in media, circa tre salari. I ricercatori hanno analizzato 200 verbali di conciliazione e sentenze inerenti la Legge sulla parità dei sessi per gli anni 2004-2015. Nell'86% dei casi, le azioni sono state intentate da donne.

L'articolo 6 della legge prevede il cosiddetto alleviamento dell'onere della prova: gli interessati non devono dimostrare la discriminazione, ma solo renderla verosimile. Questo dovrebbe rendere più semplice il riconoscimento dei loro diritti. Il datore di lavoro deve dimostrare che la decisione è basata su motivi oggettivi. Eppure, stando allo studio ginevrino, i tribunali non applicano sempre questo articolo. La legge non è ben conosciuta nemmeno tra i giudici.

Senza successo il 60% delle cause
Ma quali sono le vie da percorrere per farsi giustizia? Innanzitutto ci si dovrebbe rivolgere all'ufficio di conciliazione cantonale per una consulenza e con cui si può intentare un'azione legale(2). Se non si raggiunge un accordo, si va in tribunale. La procedura è gratuita.

C'è comunque un rischio finanziario: chi perde la causa deve eventualmente pagare un indennizzo alla controparte. Sempre secondo lo studio ginevrino, hanno ottenuto ragione poco meno del 40% degli istanti.

Chi è ancora dipendente e vuole difendersi da una discriminazione gode di una speciale protezione dal licenziamento. Dalla data del ricorso fino a sei mesi dopo la conclusione della procedura, il datore di lavoro non può licenziare l'interessato. I dipendenti dovrebbero poter dimostrare, tramite testimoni o per iscritto, le loro rimostranze all'interno dell'azienda.

Conservate email, lettere e verbali
Le persone licenziate possono reclamare per iscritto contro il licenziamento entro il termine di preavviso. Se il caso finisce in tribunale, il giudice potrebbe anche ordinare la continuazione del rapporto lavorativo.

Se vi sentite discriminati, ecco come dovete farvi valere:

- Chiedete al vostro datore di lavoro una motivazione scritta.

- Documentate eventi discriminatori, conservate tutte le e-mail, lettere e verbali dei colloqui.

- Un reclamo scritto contro il licenziamento deve pervenire al datore di lavoro al più tardi l'ultimo giorno del preavviso di licenziamento. Per motivi di prova, il reclamo dovrebbe essere inviato per raccomandata. Non fa stato la data del timbro postale, bensì quella di ricevimento.

- Se non è possibile accordarsi con l'azienda sul prosieguo del rapporto di lavoro, l'azione di richiesta di risarcimento dev'essere inoltrata all'ufficio di conciliazione entro 180 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro. L'indennità massima per il licenziamento abusivo ammonta a sei salari mensili.


Beatrice Walder, K-Tipp
Michela Salvi, L'Inchiesta

(1)tiny.cc/Lpar
(2)tiny.cc/ufficio-ticino


Alle lavoratrici ticinesi 10 mila franchi in meno all'anno

In Ticino, le donne ricevono in busta paga circa 900 franchi in meno al mese rispetto ai loro colleghi.

Nel settore privato ticinese, le donne guadagnano il 16% in meno degli uomini, in quello pubblico il 12,5%. In soldoni, significa che nella loro busta paga mensile mancano all'incirca 900 franchi, oltre 10 mila all'anno. È quanto emerge da uno studio sulla parità dell'Ufficio di statistica(1).

Una parte della differenza salariale (53% nel privato e 72% nel pubblico) è da imputare a fattori oggettivi (anzianità di servizio, responsabilità, ramo economico), la restante verosimilmente a fattori discriminatori.

Per quanto riguarda il settore privato, nel 2014 il salario mensile lordo standardizzato degli uomini era di fr. 5'397, quello delle donne fr. 4'546.-, per una differenza di fr. 851.-. Il divario salariale cresce di pari passo con le responsabilità ricoperte all'interno dell'azienda: è del 16,1% nel caso di dipendenti senza funzione di quadro, del 21,2% se si tratta di un quadro superiore o medio. Nel primo caso, l'uomo guadagna quasi 800 franchi in più, nel secondo 1'820.

Nel pubblico, il salario mensile di una donna era di fr. 6'553.-, quello dell'uomo fr. 7'486.-, per una differenza di fr. 933.-. Per combattere queste discriminazioni, le maggiori città svizzere e circa la metà dei cantoni, tra cui il Ticino, hanno firmato la carta per la parità salariale(2). I firmatari devono controllare regolarmente i salari versati nell'amministrazione pubblica e nelle imprese che ricevono mandati e sovvenzioni dagli enti pubblici.

as

(1)tiny.cc/ticino-statistica
(2)tiny.cc/carta-salariale

tiny.cc/Lpar
tiny.cc/ufficio-ticino
tiny.cc/ticino-statistica

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