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Edizione: 5/2018 ottobre

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5/2018 ottobre | pagina 1

Videogames, mica sport!
il Cio ha annunciato l'intenzione di inserire i videogiochi in una delle prossime Olimpiadi. inconcepibile mettere i cosiddetti esport sullo stesso piano di discipline come l'atletica, la ginnastica, il nuoto o la pallavolo

A casa mia i videogiochi sono banditi. Li tengo ben lontani da mio figlio di otto anni, anche se da più parti si dice che aiutino a sviluppare diverse capacità come la coordinazione mano-occhi, l'orientamento e la creatività. A mio parere, il tempo trascorso davanti a una consolle può essere utilizzato per giochi e passatempi più educativi e istruttivi. E anche molto più salutari: meglio calciare una palla vera con i piedi piuttosto che una virtuale con le dita.

Sono rimasta quindi sconcertata quando il Comitato internazionale olimpico (Cio) ha annunciato l'intenzione di inserire i videogiochi in una delle prossime Olimpiadi. E ha già iniziato le consultazioni: lo scorso luglio ha incontrato a Losanna i rappresentanti del mondo virtuale per discutere le modalità con cui si potrebbero far gareggiare i giocatori(1). Magari prenderà spunto dai Giochi asiatici, che a fine agosto hanno proposto tra le varie discipline anche le gare videoludiche.

A me pare che la mossa del Cio segua più gli interessi economici dell'industria dei videogames che lo spirito olimpico. Per definizione, lo sport è l'insieme delle attività volte a sviluppare le capacità psicofisiche. Mi sembra quindi inconcepibile mettere i cosiddetti esport sullo stesso piano di discipline come l'atletica, la ginnastica, il nuoto o la pallavolo.

Non solo: si spingono i giovani a trascorrere ore e ore davanti a uno schermo per allenarsi. Proprio ora che l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha inserito la dipendenza da videogiochi tra i disturbi mentali(2). Questo dimostra che il fenomeno è globale e in espansione. Fortunatamente, però, secondo l'Oms colpisce solo una piccola fetta delle persone che si dedicano ai giochi digitali e virtuali. È necessario intervenire se questi compromettono la vita familiare, prendono il sopravvento su altri interessi e attività e portano a problemi di salute fisici e psichici.

Ma cosa succederà se davvero i videogames sbarcheranno alle Olimpiadi? Il messaggio sarà questo: gli sport elettronici (esport) non fanno male, anzi, possono far vincere una medaglia, dunque allenatevi più che potete. Sarà quindi più difficile tracciare il confine tra attività ludica e patologia.

E io come potrò continuare a dire a mio figlio di stare lontano dai videogiochi? Forse dovrò cedere o forse, mi auguro, mi dirà che lui, alle Olimpiadi, ci andrà da vero calciatore.

Antonella Sicurello

(1)tiny.cc/cio-esport
(2)tiny.cc/gaming-disorder
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