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Edizione: 5/2018 ottobre

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5/2018 ottobre | pagina 10

Sta morendo, vai con l'espianto
I medici possono preparare alla donazione anche persone in fin di vita. Ma per alcuni esperti non è un metodo etico

Con la nuova legge sui trapianti, la procedura per la donazione di organi può iniziare anche su un moribondo. Prima avveniva solo dopo la morte cerebrale.

Fino a un anno fa, un paziente poteva essere un potenziale donatore di organi solo se moriva in ospedale e i medici ne avevano certificato la morte cerebrale. Il suo cuore continuava a battere perché restava attaccato al respiratore. Solo in quel momento i medici chiedevano ai famigliari se potevano espiantare gli organi.

A novembre 2017 è entrata in vigore la nuova legge sul trapianto degli organi, che prevede un'altra possibilità: la donazione di organi dopo la morte cardiaca. Pur trattandosi di persone per le quali è ormai insensata qualsiasi cura, il loro cervello funziona ancora almeno parzialmente, il cuore batte. I medici chiedono ai parenti se vogliono donare gli organi quando il paziente è ancora vivo, su di lui fanno i primi test e iniziano la preparazione. Solo successivamente spengono il respiratore per far fermare il cuore. Gli esperti parlano di «morte cerebrale secondaria».

Questa procedura è molto controversa. «Non è più compatibile con la dignità umana», sostiene Ruth Baumann-Hölzle, esperta in etica medica della fondazione Stiftung Ethik. Non è possibile che si prepari per la donazione di organi un paziente moribondo senza conoscerne il parere. È incapace di discernimento e questo modo di procedere «viola il suo diritto all'integrità».

Anche per il professore di diritto sangallese Rainer Schweizer questi atti preparatori sono un'ingerenza nell' «integrità fisica e psichica del paziente».

Hai cinque minuti per morire
L'Accademia svizzera delle scienze mediche ha avuto mandato dalla Confederazione di chiarire le questioni mediche. Per il nuovo caso ha modificato autonomamente la direttiva: ha stabilito il termine di attesa tra la cessazione del battito cardiaco e la diagnosi di morte cardiaca a cinque minuti. I minuti previsti inizialmente erano dieci.

In altre parole, dopo lo spegnimento del respiratore il paziente ha cinque minuti di tempo per morire, poi i chirurghi possono mettersi al lavoro. Motivo: dopo dieci minuti, alcuni organi come il fegato possono già essere molto danneggiati.

Molti esperti mettono in dubbio che dopo questo breve lasso di tempo i medici possano dimostrare in modo sempre univoco la morte cerebrale. Il tempo varia da poco meno di due minuti in alcuni ospedali statunitensi fino a 20 minuti in Italia, come riportava nel 2016 la rivista specialistica Transplantation International. Molti Stati, tra i quali fino a poco tempo fa anche la Svizzera, si basano su una convenzione stilata a Maastricht, che stabiliva la durata in dieci minuti.

Una fonte di guadagno per le ditte farmaceutiche
Lo scopo della modifica è ovvio: ottenere più organi. Oltre alla Svizzera sono orientati sulla nuova procedura paesi come l'Olanda, la Spagna e il Belgio. In Olanda il numero degli organi di donatori nell'arco di 15 anni è aumentato del 60%.

Chi approfitta della nuova norma sono i centri di trapianto che si contendono i pochi pazienti. Secondo l'Ufficio federale della sanità pubblica in Svizzera, sono circa 500 all'anno.

I trapianti sono un'ottima fonte di guadagno per l'industria farmaceutica. Chi riceve un organo rimane paziente vita natural durante. Deve assumere farmaci che inibiscono il sistema immunitario, come Sandimmun, una terapia che costa circa 5 mila franchi all'anno. Prograf costa addirittura più di 20 mila.

Secondo l'associazione Interpharma, l'industria farmaceutica non avrebbe mai preso posizione sulla legge e la medicina dei trapianti non farebbe parte delle sue priorità.

L'Accademia delle scienze mediche ammette di aver ridotto il nuovo periodo d'attesa «dopo la chiusura della procedura pubblica di consultazione». L'arresto della circolazione cardiaca sarebbe però registrato con la sonografia. In questo modo si può accertare che il sangue non arrivi più al cervello.

Il paziente può decidere il metodo da seguire
I pazienti possono difendersi da questa nuova disposizione allestendo una tessera di donatore di organi o stilando le direttive anticipate. Dovrebbero indicare chiaramente di voler donare gli organi solo dopo la morte cerebrale primaria e non dopo quella secondaria. In mancanza di queste indicazioni, i famigliari saranno chiamati a decidere sul letto di morte.

Tobias Frey, Gesundheitstipp
Michela Salvi, Scelgo io

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