HomeDomandeNewsletterAbbonamentiArretratiLibriCarrelloContatto Accedi

Cerca gli articoli con queste parole:
Criteri
Posizione
Riviste
Periodo
Nessun oggetto nel carrello
Spendere Meglio
Edizione: 5/2018 ottobre

Nome: Spendere Meglio
Nato il: 7 febbraio 1996
Abbonamento: fr. 48.00 all'anno
Uscita: entro il 20 dei mesi pari


Abbonati a Spendere Meglio
Acquista gli arretrati
Acquista i libri
Spendere Meglio su iPhone

Torna indietro
5/2018 ottobre | pagina 6

Così chi inquina se la cava
Le legge multa chi vende auto superando i limiti delle emissioni di CO2. Qualcuno riesce a farla franca con vari escamotage


In Svizzera chi vende troppi veicoli inquinanti dovrebbe essere multato. Ma molti commercianti se la cavano grazie ad alcune scappatoie presenti nella legge.

Dal 2012, la Confederazione multa gli importatori che vendono troppe automobili inquinanti. Le sanzioni scattano se in un anno la media delle emissioni delle vetture nuove supera i 130 grammi di diossido di carbonio (CO2) per chilometro. Questo gas a effetto serra è determinante per il riscaldamento terrestre e i cambiamenti climatici.

I nomi dei commercianti e l’ammontare delle multe sono segreti. Tre anni fa, la rivista Saldo aveva chiesto in via giudiziaria la pubblicazione di tali informazioni (vedi riquadro). Da qualche tempo i dati sono accessibili.

Pagate sanzioni per soli tre milioni
Finora è Mazda la casa automobilistica che ha pagato le multe più salate (6,7 milioni di franchi), seguita da General Motors (5,3 milioni) e Mercedes-Benz (2,5 milioni). Nel 2017 la Confederazione ha sanzionato solo quattro dei dieci maggiori importatori (vedi tabella): Mazda (circa 1,2 milioni), Mercedes-Benz (fr. 609 mila), Fiat (fr. 80 mila) e General Motors (fr. 77 mila). Rimangono senza multe, tra gli altri, il gruppo Volkswagen con Porsche.

Tutti gli importatori hanno pagato complessivamente 2,9 milioni di imposte sanzionatorie. Ciò è sorprendente, considerato che nel 1998 la loro associazione, Auto Suisse, sosteneva che il settore avrebbe rischiato multe pari a 800 milioni annui.

Porsche e Amag insieme per eludere le norme
Non sono mai state sanzionati Amag, Porsche, Emil Frey (che vende anche Jaguar e Land Rover), Peugeot/Citroën, Renault e Ford. Bmw ha ricevuto un’unica multa di fr. 214 mila. In sei anni, Ferrari ha dovuto pagare solo due volte, per un totale di fr. 969 mila.

Non è un caso che i grandi importatori se la siano cavata con poco: la legge sul CO2 lascia aperte tutta una serie di scappatoie. La Confederazione calcola le multe per ogni grande importatore che vende più di 50 veicoli all’anno, secondo obiettivi strategici di CO2 individuali. Questi risultano dall’emissione media di diossido di carbonio delle auto nuove vendute in un anno e dal loro peso. Chi vende più auto pesanti si troverà assegnato dalla Confederazione un obiettivo strategico più alto degli importatori che vendono soprattutto quelle leggere.

Inoltre, i commercianti possono unire le forze, come Porsche e Amag. Nel bilancio delle emissioni di CO2, Porsche può compensare la vendita delle sue potenti automobili sportive con quella dei modelli Seat e Skoda a basso consumo del gruppo Vw.

Un’altra possibilità per immettere sul mercato più automobili inquinanti è vendere vetture elettriche. Nel calcolo del CO2 di un importatore sono considerate il doppio, con zero grammi di emissioni di diossido di carbonio.

Questo crea evidentemente delle ingiustizie. Nel 2017, con un valore medio di 137 grammi al chilometro di CO2, le auto nuove di Vw e Bmw inquinavano più di Mazda (134 grammi). Ma Vw e Bmw godevano di un obiettivo strategico più alto rispetto a quello assegnato a Mazda e quindi non hanno dovuto pagare multe.
Tra i dieci maggiori importatori, quello che ha venduto le auto più inquinanti è Mercedes-Benz, con un’emissione media di CO2 di 146 grammi al chilometro. Rispetto a Mazda, ha però pagato fr. 570 mila in meno.

Ci sono anche alcune eccezioni: Subaru, Mazda e Suzuki sono considerati produttori di nicchia. Le loro flotte di vetture nuove possono avere obiettivi di emissioni particolarmente alti grazie a uno speciale regolamento dell’Unione europea. Su richiesta, anche la Confederazione classifica come produttori di nicchia gli importatori che nell’Ue vendono tra 10 mila e 300 mila auto all’anno. Per Kurz Egli dell’Automobile club svizzero Ata, è una «stupidaggine». In Svizzera, Subaru, Mazda e Suzuki sono tra i 15 maggiori commercianti.

Emissioni reali superiori a quelle dichiarate
Nel comminare le multe, non è considerato nemmeno il consumo effettivo di CO2, che nella maggior parte delle automobili è molto più elevato di quello dichiarato su carta. I calcoli ufficiali delle emissioni si basano soprattutto sulle indicazioni dei produttori le quali, come ha dimostrato lo scandalo sul diesel, sono spesso manipolate.

La legge sulle sanzioni non è riuscita a ridurre in Svizzera le emissioni di CO2 delle auto nuove. Nel 2017 hanno immesso nell’ambiente 134,1 grammi di CO2 al chilometro, superando per la prima volta dal 1996 i valori dell’anno precedente (133,6 grammi).

«Finora i politici hanno protetto troppo gli importatori di automobili e l’industria a discapito del clima», conclude Florian Brunner della Fondazione svizzera per l’energia Ses.


Kia e Jaguar, bocche cucite

Per l’Incaricato federale della protezione dei dati, i nomi degli importatori sanzionati vanno resi pubblici. Ma alcuni di loro, come Kia e Jaguar, si rifiutano di fornire informazioni.

Tre anni fa la rivista per consumatori Saldo ha chiesto all’Ufficio federale dell’energia di rendere noti i nomi degli importatori che sono stati sanzionati per aver venduto troppe auto nuove inquinanti. L’autorità ha negato l’informazione e Saldo si è rivolta, rimandando alla Legge sulla trasparenza, all’Incaricato federale della protezione dei dati. Questi ha imposto all’Ufficio federale di chiedere ai 123 importatori un’autorizzazione alla pubblicazione dei dati. Di questi, 33 non l’hanno concessa, sostenendo che la pubblicazione avrebbe causato un notevole danno economico.

Kia, Jaguar e altri hanno fatto ricorso al Tribunale amministrativo federale. La decisione è arrivata nell’ottobre 2017: vi è un grande interesse per la popolazione alla pubblicazione dei dati.

Eric Breitinger, Saldo
Michela Salvi, Spendere Meglio

Impressum Design by VirtusWeb