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Edizione: 5/2018 ottobre

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5/2018 ottobre | pagina 5

Pensioni, l’Avs non rischia
Per Berna, il sistema previdenziale è in pericolo perché si vive più a lungo. Ma non è così

Per i politici vivremo sempre più a lungo, mettendo in crisi Avs e casse pensioni. In realtà non è così: dal 1990 a oggi i pensionati hanno percepito le rendite per un periodo molto più breve rispetto a quello previsto dalla Confederazione.

La previdenza per la vecchiaia è un tema di cui i media parlano spesso in toni allarmistici. «Nel 2065 l’aspettativa di vita potrebbe essere di 90 anni», ha scritto per esempio la Neue Zürcher Zeitung di recente.
Queste prospettive sono manna per quei politici ed economisti che vogliono ridurre le rendite: come un mantra, ripetono che Avs e casse pensioni si troveranno in difficoltà finanziarie perché gli svizzeri vivono sempre più a lungo.

Berna non considera la durata delle rendite
I dati presentati sui media non fanno altro che aumentare l’insicurezza nella popolazione. E così i politici hanno una carta in più per riuscire a imporre riduzioni delle rendite, aumenti dei contributi o dell’età di pensionamento.

Ma i calcoli della rivista per consumatori K-Tipp dimostrano che le basi di tali cupe prospettive sono sbagliate, perché gli scenari Avs dell’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (Ufas) per i prossimi 10-15 anni partono dal presupposto che l’aspettativa di vita sia troppo alta (secondo i dati dell’Ufficio federale di statistica). L’Ufas stima la probabilità di decesso: prende il numero di decessi annui e, sulla base della struttura dell’età della popolazione, del suo sviluppo e di altri fattori, calcola l’aspettativa di vita, per esempio, degli ultra 65enni.

Detto in altro modo, stima l’invecchiamento della società in generale e non calcola gli anni e i mesi durante i quali le assicurazioni sociali devono pagare le rendite. Per la valutazione delle finanze di Avs ed enti previdenziali, però, contano solo questi dati.

K-Tipp ha determinato l’aspettativa di vita dei pensionati domiciliati in Svizzera sulla base delle cifre Avs degli anni dal 1990 al 2017. Dai dati Avs è possibile estrapolare l’età media al momento del decesso di ogni annata e la durata dell’erogazione di prestazioni di vecchiaia. Le casse di compensazione scoprono i dati dei decessi di chi percepisce una rendita dagli uffici dello stato civile. Le rendite sono pagate fino alla fine del mese del decesso.

Over 65: in pensione fino a 3 anni in meno
Il confronto delle cifre Avs con l’aspettativa di vita calcolata dall’Ufficio federale di statistica dimostra che:

- Il numero di anni, per il quale i pensionati hanno percepito una rendita, è per ogni annata di 1-3 anni inferiore all’aspettativa di vita pubblicata da Berna. Esempio: gli over 65 deceduti nel 2016 hanno riscosso una rendita mediamente per 17,9 anni, le donne per 21 anni. In confronto all’aspettativa di vita della Confederazione sono quasi due anni in meno.

- Il numero di anni di pensionamento è fermo da sette anni. Tra gli uomini, nel 2010 era di 17,3 anni e nel 2017 di 17,6. Tra le donne, di 20,9 e rispettivamente 21,1 anni.

- Nel 2017 il numero di anni di pensionamento per gli uomini è sceso al livello del 2012. Questa tendenza rispecchia i risultati di uno studio della Princeton University e della University of Southern California (Usa). Analizzando l’aspettativa di vita nei 18 paesi più ricchi, hanno rilevato che quasi ovunque, Svizzera compresa, quella degli ultra 65enni era in diminuzione negli anni presi in esame (2014 e 2015).

Il futuro dell’Avs e delle casse pensioni è quindi più roseo di quanto si possa credere, perché tutti gli scenari della Confederazione si basano sulle aspettative di vita troppo elevate dell’Ufficio federale di statistica.

Non solo. Le loro casse godono di ottima salute. Alla fine del 2017, l’Avs aveva accumulato riserve per oltre 45 miliardi, tutte le casse pensioni messe insieme circa 134.

Per un confronto: alla fine del 1990 le riserve Avs erano pari a 18 miliardi, passate a 22 nel 2000 e a 44 nel 2010.

Christian Birmele, K-Tipp
Michela Salvi, Spendere Meglio

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