HomeDomandeNewsletterAbbonamentiArretratiLibriCarrelloContatto Accedi

Cerca gli articoli con queste parole:
Criteri
Posizione
Riviste
Periodo
Nessun oggetto nel carrello
Spendere Meglio
Edizione: 5/2018 ottobre

Nome: Spendere Meglio
Nato il: 7 febbraio 1996
Abbonamento: fr. 48.00 all'anno
Uscita: entro il 20 dei mesi pari


Abbonati a Spendere Meglio
Acquista gli arretrati
Acquista i libri
Spendere Meglio su iPhone

Torna indietro
5/2018 ottobre | pagina 11

Frutta senza veleni
L’agricoltura biologica fa bene alla natura e alla salute. Ed è una buona fonte di reddito

Produrre buoni prodotti senza usare pesticidi e fertilizzanti chimici non è fantascienza. Lo dimostra un agricoltore svizzero di mele biologiche.

Martin Gschwind controlla attentamente le sue mele: in particolare, verifica che non siano state colpite dalla larva di carpocapsa e dalla ticchiolatura e che non ci siano macchie nere, tre dei maggiori problemi nella coltura di mele bio.

Tramite un intermediario, le vende a Migros e Coop.

Solo prodotti naturali per difendere gli alberi
Gschwind coltiva mele biologiche da 24 anni a Magden (Argovia). In un campo grande due volte e mezzo un campo di calcio ci sono circa 3’500 meli a basso fusto, suddivisi in nove filari. Per proteggerli dalla grandine, li ha coperti con delle reti.
Nessuno supera i 3,2 metri di altezza. Nella frutticoltura bio gli alberi a basso fusto sono da tempo le specie dominanti, perché sono più facili da curare rispetto a quelli ad alto fusto.

Più della metà dei meli porta frutti poco soggetti alle malattie come la mela topazio. Un terzo produce le più delicate gala.

«La scelta di specie di mele robuste e resistenti è il principio fondamentale dell’agricoltura bio», dice Andreas Häseli dell’Istituto di ricerca per l’agricoltura biologica di Frick (Argovia).

Gschwind non usa pesticidi, ormoni e fertilizzanti chimici: «Voglio produrre frutta senza veleni e proteggere la natura».

Utilizza lo stallatico dei suoi animali come fertilizzante; lo zolfo, l’argilla e il rame contro la ticchiolatura; un preparato di lievito in polvere contro i funghi delle macchie nere; un estratto dell’albero indiano di neem per la mosca nera; un agente patogeno naturale, il virus della granulosi, contro l’afide grigio.

L’agricoltore bio usa solo sostanze vegetali e minerali permesse dall’associazione settoriale Bio Suisse, considerate non problematiche per la natura.

Unica eccezione: il rame che si accumula nel terreno. Secondo l’Istituto di ricerca per l’agricoltura biologica, a elevate concentrazioni può danneggiare gli organismi del suolo. In un test di due anni fa della rivista K-Tipp sono stati trovati residui di questo metallo in 29 verdure bio.

I rimedi bio hanno però dei limiti: basta un acquazzone per eliminarli. Le specie più delicate devono quindi essere trattate più frequentemente rispetto all’agricoltura convenzionale.

La frutticoltura bio richiede molto lavoro manuale. In primavera, per esempio, Gschwind sfoltisce la frutta a mano. Se non si effettua questa operazione, le mele rimangono troppo piccole e l’anno successivo gli alberi ne produrranno pochissime.

Gli agricoltori convenzionali attraversano il frutteto una sola volta con il trattore, spruzzando preparati ormonali che fanno cadere la maggior parte dei fiori. Nell’agricoltura bio l’uso di ormoni è vietato.

Lavoro compensato da prezzi più alti
Un altro nemico del frutteto è il topo, che può mangiare le radici dei meli. Gschwind usa le trappole, mentre gli agricoltori convenzionali le esche velenose.

«Gli agricoltori bio hanno armi meno potenti dei loro colleghi», dice Häseli. E devono lavorare di più. Mediamente, la produzione per superficie sarebbe del 20%-30% inferiore.

Ma l’intermediario paga a Gschwind da fr. 1.90 a fr. 2.50 al chilo a dipendenza della specie di mela, il doppio di quanto riceve un agricoltore convenzionale per un chilo di golden delicious o jonagold. Gschwind non si lamenta, ma non fornisce cifre. Il 40% del suo reddito consisterebbe in pagamenti diretti, soprattutto per superfici ricche di specie.

Ma a guadagnare molto è il commerciante. Secondo l’Ufficio federale dell’agricoltura, lo scorso giugno un chilo di mele bio costava in negozio fr. 6.68, il triplo di quello che riceve Gschwind.

In ogni caso, pagare di più per la frutta biologica conviene: in un recente test su 30 mele vendute dai grandi distributori, solo 9 erano prive di pesticidi. Di queste, 5 erano bio.

Eric Breitinger, Saldo
Michela Salvi, Spendere Meglio

Impressum Design by VirtusWeb