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Edizione: 3/2019 giugno

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3/2019 giugno | pagina 28

Cartella informatizzata: i dati sulla salute fanno gola
I pazienti non hanno l'obbligo di salvare i documenti personali in formato elettronico. Ma c'è chi spinge per introdurlo

Fra un anno, gli ospedali svizzeri dovranno avere la cartella informatizzata. Per i pazienti la scelta è facoltativa, ma c'è chi spinge verso un obbligo anche per loro, in modo da fare incetta di dati sensibili.

Dall'aprile 2020 sarà introdotta in Svizzera la cartella informatizzata del paziente. I medici degli ospedali vi inseriranno diagnosi e cure, prescrizioni, radiografie e rapporti di dimissione. I pazienti possono aggiungervi le proprie direttive, la tessera di donatore di organi e altre informazioni. I dati saranno consultabili accedendo a internet.

Secondo la nuova legge federale(1), il salvataggio centralizzato dei dati è facoltativo per i pazienti e i circa 19 mila medici che prestano cure ambulatoriali. I pazienti che accettano la cartella informatizzata per iscritto possono stabilire chi debba avere accesso ai loro dati sensibili.

Per legge, potranno essere consultati solo dai professionisti della salute, cioè medici, fisioterapisti, addette alle cure, levatrici e altri. Non vi hanno accesso le assicurazioni, il datore di lavoro o altri enti interessati ai dati.

Incontro segreto tra politici e aziende
La libertà di scelta è però minacciata. L'economia sta esercitando pressioni sul governo federale, per far sì che la cartella informatizzata diventi obbligatoria e per avere accesso ai dati sulla salute. Stando al settore farmaceutico, ciò permetterebbe un più veloce sviluppo di nuovi farmaci.

Il 25 ottobre 2018, i rappresentanti di punta di Google, Swisscom, Ubs, Roche, Givaudan e molti altri si sono incontrati con gli allora consiglieri federali Doris Leuthard e Johann Schneider-Ammann.

La rivista Saldo è riuscita a procurarsi il verbale di questo incontro. Il cancelliere della Confederazione Walter Thurnherr, in merito al tema della libertà di scelta, si chiede per esempio se sia necessario esercitare una maggiore pressione. Per Thomas Heiniger, presidente della Conferenza svizzera dei direttori cantonali della sanità, la libertà di scelta nel passaggio al digitale sarebbe probabilmente più sostenibile, anche se «con un obbligo legale si velocizzerebbe».

Il presidente del gruppo farmaceutico Roche Christoph Franz dice che «mirati incentivi finanziari ai medici possono senz'altro essere d'aiuto».
Calvin Grieder, presidente del gruppo Givaudan, ritiene che la sfera privata sia «un lusso dei sani», ma che si debbano «spingere anche loro a consegnare i dati».

Una vera manna per Swisscom e la Posta
Nella lotta per i dati della salute sono coinvolte anche Swisscom e la Posta, che allestiscono le piattaforme tecniche interregionali e le gestiscono escludendo praticamente la concorrenza. Swisscom, infatti, è presente in 13 cantoni (4,7 milioni di abitanti), la Posta in otto (2,9 milioni). Non sono ancora coperti cinque cantoni, tra cui il Ticino.

Alla rete digitale sono allacciati anche ospedali, studi medici, farmacie, case di cura, servizi Spitex. Swisscom e la Posta diventano così dei veri e propri mangia-dati.

Non è comunque solo il mondo economico a fare pressioni. La Conferenza svizzera degli incaricati per la protezione dei dati metteva a suo tempo in guardia dal fatto che le casse malati finiranno per obbligare ad aprire una cartella clinica elettronica.

Ma le informazioni che finiranno online saranno al sicuro?

«La sanità è diventata l'obiettivo preferito degli attacchi hacker, più che le banche e l'industria», afferma Peter E. Fischer, professore di informatica dell'Università professionale di Lucerna (vedi riquadro a pagina 28). Nel peggiore dei casi, l'intera cartella clinica viene resa pubblica. Le assicurazioni potrebbero per esempio rifiutare un'adesione e un dipendente perdere il lavoro.


Informazioni a portata di hacker e insider

Il sistema della cartella elettronica non è sicuro al 100%: qualche malintenzionato potrebbe rubare i nostri dati.

«La protezione e la sicurezza dei dati sono fondamentali nel sistema della cartella informatizzata del paziente«, si legge sul sito web che la presenta(2). I documenti sono protetti da accessi non autorizzati e conservati in modo sicuro.

Eppure nel 2015 l'Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp) aveva dato l'incarico di svolgere un'analisi delle minacce e dei rischi. Nel rapporto finale si sostiene che, «nonostante tutte le misure, non sarà possibile impedire a lungo termine qualsiasi accesso non autorizzato alla cartella informatizzata».

Potrebbero verificarsi, per esempio, abusi di computer non sicuri di pazienti e professionisti della salute e furti di dati da parte di insider e hacker.

«Nessun sistema può essere protetto a lungo termine al 100%», commenta l'Ufsp.

Secondo Volker Birk di Chaos computer club Svizzera (Ccc), un'associazione di hacker impegnati nella protezione dei dati e sicurezza dei computer, «il problema degli abusi è insoluto. Manca la volontà politica di una vera protezione dei dati».

Herbert Lanz, Saldo
Michela Salvi, Scelgo io

(1)tiny.cc/Lcip
(2)cartellapaziente.ch


tiny.cc/Lcip
cartellapaziente.ch

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