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Edizione: 3/2019 giugno

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3/2019 giugno | pagina 10

Ferro in vena, braccio nero
La somministrazione di ferro per via endovenosa può colorare la pelle e avere effetti collaterali molto più pesanti. In molti casi le infusioni non sono necessarie.
Quando le donne hanno una carenza di ferro, spesso i medici prescrivono loro delle infusioni. Ma se da una parte aiutano, dall'altra possono avere spiacevoli conseguenze. Può capitare, infatti, che il braccio assuma per molto tempo una colorazione marrone scuro.

La causa? Durante l'infusione la vena si rompe. Il ferro si espande in tutti gli strati cutanei, dando loro una colorazione scura.

Una situazione sgradevole ma non pericolosa. Se le macchie rimangono scure per oltre un anno, può essere d'aiuto la terapia al laser, che elimina il colore come con i tatuaggi. È comunque un intervento impegnativo: servono diverse sessioni a intervalli di almeno due mesi.

Ma è sensato fare le infusioni? La questione è dibattuta, perché si possono presentare anche effetti collaterali pericolosi. Nel peggiore dei casi, se le pazienti non le sopportano, si può arrivare a uno shock. Le infusioni dovrebbero essere prese in considerazione solo se le pastiglie non danno risultati. Il ferro si assume anche con l'alimentazione: ne contengono molto la carne rossa, le leguminose e la scorzonera.

Vifor, produttore di infusioni di ferro, conferma che la colorazione della pelle è un effetto collaterale frequente. È causato dall'ago che potrebbe spostarsi vicino alla vena. Gli shock, per contro, sarebbero molto rari.

Katharina Baumann, Gesundheitstipp
Michela Salvi, Scelgo io

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