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Edizione: 3/2019 giugno

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3/2019 giugno | pagina 11

Denti, attenzione ai raggi X
Troppe radiografie possono far sviluppare il cancro al cervello

Molti dentisti fanno radiografie di routine ogni 12-24 mesi. Ma così ravvicinate sono pericolose.

Le radiografie aiutano a scoprire le carie nascoste tra i denti o sotto un'otturazione. Secondo un'indagine della rivista Saldo tra dodici dentisti, la metà consiglia di farne una ogni due anni, indipendentemente dal fatto che si soffra o meno di mal di denti.

Le panoramiche dentarie sono una buona fonte di reddito. Dato che costano tra 20 e 30 franchi l'una, con dieci pazienti al giorno e due radiografie ognuno il dentista incassa fino a 600 franchi.

Ma i raggi X non sono innocui: possono danneggiare il patrimonio genetico nelle cellule, aumentando il rischio di tumori. La dose di raggi non è grande, ma «già piccole dosi possono far male», spiega l'oncologo basilese Claudio Knüsli.

Ai bimbi basta un esame ogni otto anni
Secondo uno studio statunitense del 2011 su 1'400 pazienti, chi si sottopone ogni anno a una radiografia ai denti ha maggiori possibilità di sviluppare un tumore al cervello. Già in passato altri studi erano giunti alla stessa conclusione.

Una ricerca condotta su 5'500 donne aveva inoltre evidenziato che una radiografia ai denti durante la gravidanza portava alla nascita di un bebè sottopeso.

Per motivi medici non è sensato fare radiografie di routine. Soprattutto «non agli stessi intervalli temporali», spiega la dentista Dorothea Dagassan dell'Università di Basilea, nonché responsabile della protezione dalle radiazioni presso la Società svizzera odontoiatri.

Nei bambini, il rischio di carie è così piccolo che non conviene sottoporli a radiografie ogni 12-24 mesi. Sarebbe sufficiente una radiografia ogni otto anni. È la conclusione di uno studio del 2011 dell'Università di Zurigo su 600 scolari.

Anche Michael Bornstein della Società svizzera di radiologia odontoiatrica non ha dubbi: i pazienti che non hanno carie da tempo e puliscono molto bene i denti potrebbero aspettare anche più di uno o due anni. Lo stesso varrebbe per quelli con protesi, trattamento della radice o impianti.

Katharina Baumann, Saldo
Michela Salvi, Scelgo io

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