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L'Inchiesta
Edizione: 3/2020 maggio

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3/2020 maggio | pagina 4

Negozi, non pagate l'affitto!
Molte aziende devono chiudere per il Covid-19. Secondo alcuni esperti, la pigione non è dovuta perché i locali non sono utilizzabili

Da anni Maria gestisce un negozio di abbigliamento. Su ordine del governo, l'ha dovuto chiudere.
Molti altri fornitori di servizi sono colpiti dal divieto. Ristoranti, parrucchieri, tatuatori, massaggiatori. Più tutti i negozi che non offrono beni alimentari o di prima necessità.

In Austria gli inquilini non devono pagare l'affitto se l'oggetto locato non può essere usato a causa di «incendi, guerre o epidemie». Lo stabilisce la legge. In Svizzera, per contro, le regole non sono chiare.

La limitazione d'uso è un difetto
Secondo l'Associazione svizzera inquilini, chi affitta un locale commerciale ha diritto a una riduzione della pigione fino al 100%. La limitazione d'uso ordinata dal governo rappresenta un difetto, afferma il giurista specializzato Fabian Gloor.

L'inquilino non può usare i locali nel modo contrattualmente concordato e perciò non è tenuto a pagare l'affitto. In caso di uso limitato, dovrebbe pagarlo solo in parte.

L'Associazione dei proprietari immobiliari è di opinione opposta: nonostante la chiusura, il locale rimane comunque adatto all'uso. È dunque dovuto l'intero affitto.

Vito Roberto, professore di diritto privato, commerciale ed economico all'Università di San Gallo, condivide la tesi dell'associazione inquilini. «Il divieto di usare il locale locato rappresenta un difetto». Tutti gli inquilini di locali commerciali che non possono più usarli come stabilito contrattualmente possono pertanto chiedere una riduzione dell'affitto.

Se il gerente può svolgere la sua attività parzialmente (per esempio tramite uno shop online) oppure se usa il locale per il deposito della merce e della mobilia, dovrebbe pagare una pigione ridotta.

Per Thomas Koller, professore emerito di diritto privato e assicurazioni sociali dell'Università di Berna, vale il principio «clausula rebus sic stantibus», secondo cui il contratto non vale se le condizioni cambiano, provocando una grande disparità tra prestazione e controprestazione.

«Secondo la giurisprudenza svizzera i giudici possono adeguare il contratto sulla base di questo principio» spiega Koller. Le chiusure dei locali imposte dal governo secondo il professore sono «condizioni eccezionali, imprevedibili e inevitabili» che giustificano una riduzione dell'affitto.

I professori consigliano agli interessati di non ridurre l'affitto autonomamente, perché rischierebbero lo sfratto.

L'Inchiesta consiglia di non pagare nulla e di rivolgersi all'ufficio di conciliazione in materia di locazione del luogo in cui si trova il locale.


Il tasso ipotecario è sceso: ecco come pagare meno

- Dal 3 marzo 2020, il tasso ipotecario di riferimento è sceso all'1,25%. Gli inquilini possono quindi chiedere la riduzione della pigione.

- Inviate al proprietario del vostro appartamento una lettera simile a quella a destra. Così risparmierete centinaia di franchi all'anno.

- Se il proprietario non vi risponde entro 30 giorni o se vi nega la riduzione, rivolgetevi all'Ufficio di conciliazione.

- L'intervento dell'ufficio è gratuito e consiste in una mediazione tra inquilino e proprietario.

Matteo Cheda, L'Inchiesta
Beatrice Walder, Saldo


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