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Spendere Meglio
Edizione: 3/2020 giugno

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3/2020 giugno | pagina 32

Migliorare il servizio al pronto soccorso
Se il paziente deve attendere poco, tenderà a fidarsi di più del medico. Nel caso contrario avrà l'impressione che il servizio non è ben organizzato

Negli ospedali il pronto soccorso è aperto 24 ore su 24. I pazienti si presentano senza appuntamento. Il personale dev’essere in grado di fornire cure immediate per un ampio spettro di ferite e malattie gravi. Non arriva solo chi è in pericolo di vita, ma anche tanti altri pazienti. Il loro flusso può variare molto e non è facile avere sempre a disposizione le risorse necessarie per offrire subito cure di qualità.

Con l’emergenza coronavirus, abbiamo visto che la necessità aguzza l’ingegno. Gli ospedali sono stati in grado di riorganizzarsi rapidamente per migliorare la qualità delle cure. Ora che il picco dei contagi è diminuito, dovremmo cercare di imparare da questa esperienza. Obiettivo: migliorare la soddisfazione dei pazienti e diminuire i tempi di attesa.

Al pronto soccorso non si viene trattati in ordine di arrivo ma in base all’urgenza. Con il triage, il personale medico seleziona i pazienti e decide le cure immediate, in base alle risorse disponibili. Se arrivano tanti casi disperati contemporaneamente, si privilegiano quelli con le maggiori probabilità di sopravvivenza.

Siccome i pazienti gravi hanno la priorità, si tende a sottovalutare le frustrazioni di chi al pronto soccorso deve attendere a lungo per una cosiddetta bagatella. Un dito rotto, una slogatura o un forte mal di gola non mettono in pericolo la vita ma se il paziente deve attendere troppo prima di ricevere le cure, potrebbe preoccuparsi. Ciò può influire negativamente sul suo atteggiamento nei confronti degli operatori sanitari, intralciando il loro lavoro.

Se il paziente deve attendere poco, tenderà a fidarsi di più del medico. Nel caso contrario avrà l’impressione che il servizio non è ben organizzato.

Per ridurre i tempi d’attesa, propongo di pubblicarli su internet. I dati in tempo reale permetterebbero ai pazienti di evitare le strutture più intasate e rivolgersi al pronto soccorso che in quel momento offre il servizio più rapido. Mentre i dati storici faciliterebbero le statistiche, le critiche e saranno uno stimolo a migliorare l’organizzazione.

Suggerisco inoltre di creare un’applicazione per smartphone con cui il paziente possa annunciare il suo arrivo al pronto soccorso, come pure il tipo di ferita o malattia. L’ospedale avrebbe più tempo per organizzarsi e l’ammissione sarebbe più rapida. Se, all'arrivo, il paziente scansiona un codice con il cellulare, il personale non dovrebbe più chiedergli i dati e potrebbe curarlo subito.

Matteo Cheda

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