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L'Inchiesta
Edizione: 4/2020 luglio

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4/2020 luglio | pagina 8

I farmaci contro il Covid servono a poco
Somministrati rimedi sperimentali contro il coronavirus ai pazienti più gravi. La riduzione dei decessi è minima. Lo dimostra un confronto tra sette ospedali svizzeri

Il medico Manuel Battegay lavora all'Ospedale universitario di Basilea. Ai malati di Covid-19 in forma grave somministra il farmaco Remdesivir, usato contro il virus dell'Ebola. In un'intervista al Tages Anzeiger ha dichiarato che «ancora quest'anno» potrebbe ridurre nettamente il tasso di decessi.

Battegay lotta contro il coronavirus anche con altri farmaci non omologati per tale cura. Per esempio con l'antireumatico Actemra (tocilizumab) e il medicamento per la cura dell'Aids Kaletra. Sono farmaci efficaci contro altri virus e infezioni, perciò i medici sperano che possano aiutare anche i pazienti Covid-19. Anche gli ospedali universitari di Zurigo, Ginevra e Losanna usano cocktail di farmaci contro il Sars-CoV-2.

Mortalità simile senza medicamenti
Questi farmaci hanno ridotto il numero di decessi negli ospedali? Secondo la rivista Gesundheitstipp, no. Per la sua valutazione, ha raccolto i dati di tutti i pazienti ricoverati con coronavirus fino a fine aprile in sette grandi nosocomi (vedi tabella).

L'Ospedale universitario di Basilea, che usa i farmaci sperimentali, ha curato 284 pazienti, di cui 16 sono deceduti (pari a un tasso del 5,6%). Nell'Ospedale universitario di Losanna sono morti 63 pazienti su 629 (10%).

Queste percentuali non sono inferiori a quelle rilevabili nelle strutture che non hanno fatto uso di farmaci sperimentali come Remdesivir o idrossiclorochina. Per esempio, negli ospedali del gruppo bernese Insel, dove fino a fine aprile erano ricoverati 142 pazienti con coronavirus, si sono registrati 11 decessi, pari al 7,7%, dunque un tasso simile a quello di Basilea.

L'Inselspital di Berna usa rimedi affermati e non il Remdesivir, e presta attenzione a una ventilazione ottimale.

«Con questa strategia registriamo decorsi tendenzialmente migliori rispetto a quelli di altri ospedali» afferma il direttore della Clinica universitaria di infettologia Hansjakob Furrer.

Anche l'ospedale Triemli di Zurigo rinuncia ai farmaci sperimentali. Fino alla fine di aprile ha registrato solo due decessi. Andreas Zollinger, direttore dei nosocomi di Zurigo Waid e Triemli, dice di aver usato rimedi come l'idrossiclorochina su singoli casi solo all'inizio della pandemia. Da allora si sarebbero accumulati rapporti sulla mancanza di benefici e gravi effetti collaterali. Il basso tasso di decessi si riferisce unicamente ai reparti di cure intensive, però è paragonabile a quello degli altri ospedali.

Le strutture con una percentuale elevati di decessi sostengono di essersi occupate di casi particolarmente gravi. Così dice anche Battegay. Questo non è però del tutto vero. Le ricerche di Gesundheitstipp hanno rilevato che, in rapporto a tutti i casi Covid-19, l'Inselspital aveva più pazienti in terapia intensiva. Ciò nonostante, il tasso dei decessi è più basso. E questo anche senza l'uso di farmaci sperimentali.

I pochi studi esistenti confermano la situazione riscontrabile negli ospedali svizzeri. Secondo la rivista specialistica inglese The Lancet, i malati trattati con Remdesivir non guariscono prima. Lo ha rilevato una ricerca con 237 pazienti cinesi.

Molti dubbi sull'idrossiclorochina
La rivista specialistica Arznei-Telegramm scrive che l'utilità dell'idrossiclorochina non sarebbe dimostrata. L'Istituto per gli agenti terapeutici Swissmedic segnala che il farmaco può causare disturbi del ritmo cardiaco, che nei casi più estremi possono avere esito letale. A fine maggio uno studio pubblicato sulla rivista Lancet l'aveva definito inefficace se non dannoso, spingendo l'Organizzazione mondiale della sanità a sospenderne la sperimentazione per il trattamento del Covid-19. Vari scienziati hanno però messo in dubbio lo studio e il trial è ripartito.

Un'altra ricerca condotta su pazienti di Wuhan, in Cina, e apparsa sul New England Journal of Medicine, ha rilevato il mancato influsso di Kaletra.

«Di nessuno di questi farmaci ci sono dati che adempiano anche solo in parte i criteri usuali per studi clinici» avverte il medico ed editore della rivista Pharma-Kritik Etzel Gysling.

«Non vi sono segnali chiari dell'efficacia di farmaci contro il coronavirus» conferma l'infettivologo Hansjakob Furrer.

Stando al produttore di Remdesivir, Gilead, lo studio cinese ha avuto un numero troppo basso di partecipanti per poter essere significativo. La ditta Sanofi scrive che sarebbe presto per valutare l'efficacia e la sicurezza dell'idrossiclorochina.

Per Manuel Battegay, un tasso di decessi inferiore al 10% sarebbe, in confronto ad altri ospedali, «molto buono». Nuovi studi con Remdesivir e Actemra avrebbero presentato «risultati del tutto positivi», ma sono controversi o non ancora pubblicati.

L'ospedale universitario di Zurigo scrive di accogliere i casi molto gravi degli altri nosocomi, fatto che innalzerebbe la percentuale di decessi. Un confronto con altre strutture sarebbe pertanto possibile solo «molto limitatamente». Effettivamente, 50 pazienti su 128 erano ricoverati in cure intensive in condizioni molto gravi.

Per l'ospedale cantonale di San Gallo, nel confronto si sarebbero dovute considerare anche l'età e le malattie pregresse dei pazienti deceduti. Un portavoce dell'Ospedale universitario di Ginevra dice che è necessario attendere i risultati degli studi in corso prima di valutare l'utilità dei farmaci.

Andreas Gossweiler, Gesundheitstipp
Michela Salvi, L'Inchiesta

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