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L'Inchiesta
Edizione: 4/2020 luglio

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4/2020 luglio | pagina 5

Sabbia illegale dagli Arlecchini
Il capodicastero edilizia Daniele Pinoja dovrebbe applicare la legge a Losone. Nel contempo è comproprietario di un'azienda che la calpesta

Come Arlecchino che serviva due padroni, anche Daniele Pinoja deve gestire un conflitto di interessi.

Il deputato Udc al Gran consiglio ticinese da un lato è comproprietario e membro del consiglio d'amministrazione della Silo & Beton Melezza di Losone, ditta di lavorazione inerti. Dall'altro è il capo dicastero edilizia di Losone, quindi incaricato di far rispettare le leggi nel settore delle costruzioni.

I controllori controllano i colleghi di lavoro
Nel dicembre 2009 il municipio di Losone concede alla Silo & Beton Melezza l'autorizzazione a costruire un nuovo impianto di betonaggio a condizione di non più depositare sabbia all'aperto.

Dieci anni dopo la sabbia è ancora lì.

«Il vento la trasporta nelle case, sulle auto, sul prato dell'ex Caserma, sulla strada principale» dice il consigliere comunale Orlando Guidetti (Lega). «La sabbia danneggia la salute di chi la respira».

Se il comune calpesta le leggi, dovrebbe intervenire l'autorità di vigilanza cantonale, ovvero la Sezione enti locali a cui Guidetti si è rivolto in gennaio con un'istanza di intervento.

Dopo cinque mesi nulla è cambiato. I controllori che dovrebbero controllare i municipali di Losone sono in difficoltà. Devono infatti indagare sull'operato di due colleghi di lavoro.

Il sindaco di Losone Corrado Bianda e il suo collega municipale Fausto Fornera (entrambi Ppd), oltre a essere oggetto del controllo, lavorano alla Sezione enti locali come controllori (di altri comuni).

Costruzioni fuori zona bloccate dai ricorsi
La Silo & Beton Melezza respinge le accuse. Ogni volta che cerca di mettersi in regola, dice a L'Inchiesta il direttore Luca Motta, i progetti vengono bloccati dai ricorsi del vicino campeggio.

Siccome l'impianto sorge fuori dalla zona edificabile, si può costruire solo in casi eccezionali che il campeggio contesta. Se dunque le condizioni imposte dalla licenza edilizia sono impossibili da rispettare, l'azienda va chiusa. Un ordine che il municipio finora non ha dato.

Per legge, Pinoja non può votare. La decisione spetta agli altri municipali. Uno di questi è l'Udc Alfredo Soldati, impiegato della società assicurativa di Leonardo e Gabriele Pinoja, comproprietari della Silo & Beton Melezza, come il municipale Daniele Pinoja.

A Losone quindi su sette municipali, ci sono quattro Arlecchini servitori di due padroni coinvolti nel caso:

- Due sono legati ai proprietari della ditta che deposita la sabbia violando la licenza edilizia.

- Altri due lavorano per l'autorità incaricata di controllare l'operato del municipio che ha concesso la licenza edilizia e non l'ha fatta rispettare.

Daniele Pinoja respinge le accuse e sostiene di essersi comportato correttamente.




Stop all'inquinamento sui campi


Per anni la Silo & Beton Melezza ha riversato illegalmente sui campi agricoli scarti edili destinati alla discarica. Da quando L'Inchiesta ha reso pubblico il caso, l'abuso è stato bloccato.

La scorsa estate due allievi della Scuola di giornalismo di Bellinzona avevano scoperto che sui Terreni alla Maggia di Ascona e Locarno era stato sparso limo inquinato proveniente dalla Silo & Beton Melezza di Losone (vedi L'Inchiesta settembre 2019)*. L'indagine era stata ripresa dal Blick. Ora la Terreni alla Maggia si è messa in regola e ha seminato i campi senza concimarli con il limo.

Già vent'anni fa gli scarti edili di Losone erano stati al centro di critiche. Dando ragione al consigliere comunale Giorgio Ghiringhelli (Guastafeste), nel 2003 il governo ticinese aveva rimproverato il municipio per non aver «compiutamente svolto i suoi compiti di vigilanza in materia edilizia». Invece di asportare 12 mila metri cubi e depositare roccia e terra, il patriziato di Losone aveva fatto asportare 20 mila metri cubi, depositando scarti edili, proibiti perché pericolosi per la falda acquifera (vedi L'Inchiesta settembre 2003). Il patriziato avrebbe dovuto mettere a concorso i lavori. Invece li aveva attribuiti senza concorso alla Silo Melezza di proprietà della famiglia Pinoja. Molte leggi erano state violate. Ma il governo non aveva emanato sanzioni.
mc

*Guarda il video “Limo a chilometro zero” su tiny.cc/scuoladigiornalismo

Matteo Cheda
tiny.cc/scuoladigiornalismo

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