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L'Inchiesta
Edizione: 4/2020 luglio

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4/2020 luglio | pagina 28

Clienti bancari protetti male
In teoria la legge sui servizi finanziari avrebbe dovuto tutelare i risparmiatori. In pratica le migliorie sono poche

In passato, le banche svizzere si sono macchiate di varie colpe: hanno intascato provvigioni alle spalle dei clienti, venduto a piccoli investitori prodotti della banca Lehman Brothers, poi fallita, spacciandoli per sicuri. E sono state spesso poco accurate per quanto riguarda il riciclaggio di denaro.

Su queste basi, nel 2012 il Consiglio federale ha deciso di rafforzare i diritti degli investitori e ha quindi chiesto una rielaborazione della Legge sui servizi finanziari, entrata in vigore nel gennaio 2020.

Su pressione delle banche e dei gestori patrimoniali, però, governo e parlamento hanno nuovamente stralciato molti dei vantaggi inizialmente proposti a favore dei clienti. La bozza di legge prevedeva una serie di facilitazioni procedurali, come i processi gratuiti contro gli istituti di credito, sempre che le probabilità fossero di successo, o l'obbligo per le banche di dimostrare di aver informato correttamente i clienti.

Nella nuova legge tutto rimane come prima: gli investitori danneggiati devono dimostrare di essere stati informati dalla banca in modo errato o incompleto. In caso di contenzioso, le novità proposte in precedenza avrebbero rafforzato la loro posizione nei confronti delle banche. Dopo gli stralci, non restano praticamente più vantaggi.

Inoltre, non possono contare sull'immediata applicazione di tutte le nuove disposizioni. Le banche interpellate dalla rivista K-Geld dicono di dover prima adeguare i propri protocolli. Per farlo, sfruttano i periodi di transizione previsti, che permettono loro di adottare tutte le disposizioni solo per l'inizio del 2022.
Ecco le principali novità della nuova legge*.

Protezione differenziata
Banche, gestori patrimoniali e consulenti finanziari devono classificare i propri clienti tra privati e professionali (articolo 4).

I clienti privati godono di una maggiore tutela: devono essere informati in modo più esauriente. Quelli facoltosi, però, possono essere trattati alla stregua dei clienti professionali, sempre che abbiano un patrimonio superiore a 2 milioni. Oppure di almeno 500 mila franchi e buone conoscenze finanziarie.

Verifica dell'adeguatezza
I consulenti e i gestori patrimoniali devono consigliare i clienti privati e scoprire le loro nozioni ed esperienze finanziarie (articoli 10-14). Nel caso di una gestione patrimoniale, le banche hanno anche l'obbligo di interrogare i clienti sulla situazione finanziaria e sugli scopi di investimento.

Obbligo di documentazione
Le banche, i gestori patrimoniali e i consulenti finanziari sono obbligati a protocollare e conservare tutti i servizi finanziari concordati e le informazioni ottenute dai clienti (articoli 15-16).

Nel caso della consulenza in investimenti, devono documentare le esigenze dei clienti e i motivi di ogni consulenza. La clientela ha diritto in qualsiasi momento a una copia del proprio dossier e a una panoramica dei prodotti finanziari acquisiti, del portafoglio, delle performance e dei costi.

Obbligo d'informazione
I fornitori di servizi finanziari devono informare esaustivamente gli investitori, per esempio dei rischi e dei costi degli strumenti finanziari, del loro funzionamento e dei possibili conflitti d'interesse.

Nel caso di una consulenza personalizzata di prodotti finanziari consigliati dalla banca va consegnato al cliente un foglio informativo di base. In un linguaggio di facile comprensione, deve indicare tutti i dati importanti del prodotto, come il rischio massimo di possibile perdita o i costi (articoli 8-9). Su richiesta, i consulenti devono consegnare al cliente un prospetto più esauriente, sempre che il gestore del prodotto sia obbligato ad allestirne uno.

Novità per le banche: devono informare il cliente anche in caso di offerte di prodotti interni.

Indennità da parte di terzi
La legge non vieta ai fornitori di servizi finanziari di accettare da terzi le provvigioni, dette anche kickback o retrocessioni (articolo 26). Ma se non le accreditano interamente ai clienti, devono ottenere da loro una dichiarazione di rinuncia. A tale scopo devono informarli preventivamente per lo meno sull'ammontare indicativo dei kickback, delle commissioni o di altri vantaggi patrimoniali.

I clienti possono chiedere la successiva dichiarazione degli importi ricevuti. Questa non è una novità, perché corrisponde alla prassi del Tribunale federale.

Obbligo di affiliazione a un organo di mediazione
Le banche, i gestori patrimoniali e i consulenti finanziari sono obbligati ad affiliarsi a un organo di mediazione (articoli 77 e seguenti).

Questi organi sono finanziati con i contributi degli istituti finanziari. Il loro compito è mediare, per quanto possibile, i contenziosi legali. Per legge, la procedura non burocratica dev'essere «economica o gratuita» per il cliente. Per le banche non cambia nulla, perché sono già affiliate all'ente Ombudsman delle banche svizzere, fondato nel 1993 dall'Associazione svizzera dei banchieri.

La novità è l'obbligo di adesione per i gestori patrimoniali e i consulenti finanziari. Ma gli organi di mediazione fanno più gli interessi del settore che quelli della clientela. Nel 2018 l'Ombudsman delle banche è intervenuto presso le banche solo in 233 casi su 1'926 (12%).


L'Unione europea fa meglio

Uno degli scopi dichiarati della nuova Legge sui servizi finanziari è l'introduzione in Svizzera di disposizioni simili a quelle europee. Un obiettivo chiaramente mancato dalla classe politica.

La normativa dell'Unione europea in vigore dal 2018 (Mifid II) protegge gli investitori molto meglio della legge svizzera. I kickback, per esempio, sono vietati, in Svizzera no. Inoltre, i fornitori di servizi finanziari devono sempre informare preventivamente il cliente sull'ammontare esatto dei costi della transazione.

Thomas Lattmann, K-Geld
Michela Salvi, L'Inchiesta

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