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L'Inchiesta
Edizione: 6/2007 novembre

Nome: L'Inchiesta
Nato il: 17 novembre 1999
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6/2007 novembre | pagina 9

Nodi al pettine - Casi sociali... avanti tutta!
La Svizzera offre enormi vantaggi impensabili in quasi tutto il resto del mondo. Eppure, alcuni aspetti della realtà elvetica sono ben lungi dal rispecchiare la favola che ci ha reso famosi ovunque. Sto parlando di Heidi e mi spiace pensare che se l'autrice Johanna Spyri vivesse oggi, non descriverebbe più una ragazzina che scorazza allegramente tra i pascoli.

Oggi molti bambini sono musoni e apatici o iperattivi, candidati alla depressione e destinati a diventare casi sociali! Colpa delle caratteristiche individuali, delle famiglie, della scuola, della società? Gli ultimi studi dicono che il 44% di chi beneficia delle prestazioni assistenziali è costituito da giovani sotto i 26 anni! Possibile? Se mi guardo intorno direi proprio di sì...

Un quadro desolante poiché questi ragazzi sono emarginati soprattutto a causa di problemi psicologici, che portano spesso ad abusare di sostanze invalidanti. Il cosiddetto "disagio giovanile" non fa che rispecchiare il disagio globale dell'odierno sistema!

Ritengo inutile investire milioni di franchi in strutture e finanziamenti che in realtà non aiutano l'individuo ad uscire dal suo tunnel personale. Parcheggiare le persone più fragili in una clinica per intontirle con psicofarmaci non è una soluzione. Tantomeno umiliarle dando la "pappa pronta", giacché può essere un incentivo a lasciarsi andare.

Bisogna andare alla radice di un malessere che non è solo personale ma sociale, cosa che implicherebbe una volontà politica ben diversa. Triste ma vero: se la maggior parte dei "casi sociali" dovesse risolvere le proprie problematiche, molti operatori del settore se ne andrebbero a spasso! Si stima che un quinto della popolazione svizzera non ce la faccia a gestire la propria vita...

Allora perché non promuovere interventi mirati a fare della gioventù la forza trainante della società? Perché non ridurre lo stress sul lavoro? Perché non aiutare di più le famiglie, anziché mettere sotto pressione le madri che si rivolgono all'assistenza pubblica affinché entrino nel mondo del lavoro? E perché mai una donna che si è dedicata alla famiglia non riceve sussidi per riqualificarsi dopo i 40 anni? A chi fa comodo tutto questo?

Elena Walder Nazëri

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