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Spendere Meglio
Edizione: 6/2007 dicembre

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6/2007 dicembre | pagina 7

Stomaco pieno, borsello vuoto
Aumentano i prezzi delle materie prime

Un po’ alla volta, i vari settori alimentari aumentano i prezzi. Ma le giustificazioni non sono del tutto coerenti.

Che si tratti di birra, pane o caffè, i prezzi stanno salendo. E non poco! Ben oltre il rincaro attuale.

I ritocchi sono motivati con l’aumento dei prezzi delle materie prime: per la birra il malto e il luppolo, per il pane il grano, e per il caffè i chicchi di caffè. A ciò si aggiungerebbero gli aumenti dei prezzi dell’energia, degli affitti e dei salari. Ad esempio, in Ticino la farina aumenta del 12-17%.

L’ascesa dei prezzi approfitta soprattutto della buona situazione congiunturale. Infatti, l’umore dei consumatori è positivo, cosa che facilita l’imposizione degli aumenti.

Hans-Peter Oettli, presidente dell’Associazione svizzera dei caffè (Scv), presente principalmente nella Svizzera tedesca, dice apertamente che gli esercenti devono «approfittare» della situazione positiva.

Ma se si osserva con maggior attenzione, si può vedere che le motivazioni addotte per giustificare l’aumento dei prezzi non hanno sempre senso.

Prendiamo l’esempio del caffè: presso la Scv, nei ristoranti dovrebbe subire un aumento del 5%, ossia di ben 20 centesimi a tazzina. Di fronte ai media, a metà settembre 2007 l’Associazione motivava questa scelta con l’aumento dei prezzi dei chicchi e dei salari.


Aumento effettivo di 1 centesimo

L’aumento del prezzo dei chicchi non può giustificare un aumento del 5% o di 20 centesimi per caffè anche per un altro motivo: per ogni tazza, infatti, non ci vogliono più di 10 grammi di miscela. Se però l’aumento andrà effettivamente da 80 centesimi a fr. 1.20 al chilo, ogni tazza costerebbe comunque circa un solo centesimo in più.

Anche l’argomento dell’aumento dei costi per il personale non sta in piedi. Il calcolo è semplice: le spese per il personale aumentano, secondo la Scv, del 2%. Secondo Oettli si tratta di 3,4 centesimi per tazza.

L’aumento dei salari e del prezzo dei chicchi di caffè giustificano dunque, a conti fatti, un aumento massimo di 5 centesimi per tazza, e non di 20, come chiesto dalla Scv.

Ma questa associazione non può consigliare i prezzi. Lo vieta Mister Prezzi. Il ruolo della Scv è diverso. «Siamo i precursori di pensiero e prepariamo la strada all’aumento dei prezzi del caffè», dice Oettli. Tuttavia, non tutti i membri della Scv sono d’accordo.

Per il 2006, la Scv aveva pronosticato un aumento del 4,5%: ossia di 15 centesimi a tazza. Troppo, come si è poi scoperto. Mediamente, secondo una statistica del settore, l’aumento è stato di soli 7 centesimi.

Thomas Zemp
Michela Salvi

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