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L'Inchiesta
Edizione: 6/2008 novembre

Nome: L'Inchiesta
Nato il: 17 novembre 1999
Abbonamento: fr. 48.00 all'anno
Uscita: entro il 10 dei mesi dispari


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6/2008 novembre | pagina 4

Ol lèssic - m come maiaa
Maiaa, versione triviale di mangiaa, significa ingerire materia solida in quantità con ingordigia e senza discernimento, rimpinzarsi, abbuffarsi. Piace qui ricordare "La grande bouffe" di Marco Ferreri, paradigma cinematografico dell'iperalimentazione suicida e metafora del consumismo sfrenato, con Marcello Mastroianni, Michel Piccoli, Ugo Tognazzi. Sono pure vivi nella memoria dello scrivente i racconti di mitiche maiaad paesane in ragione di dodici luganighe consumate dal prode fra i prodi della maiada come plat de résistance dopo un'entrée di altrettante uova al tegame.

Siccome la voce maiaa evoca il "pozzo senza fondo" macrosimbolo dell'insaziabilità, è breve il salto dal proprio al figurato: dalla fame di cibo alla brama di soldi, energie rinnovabili all'infinito l'una quanto l'altra. Con questa differenza: il pasto copioso temporaneamente ricolma, stordisce, può nauseare fino al rigetto; il possesso di più denaro ravviva la voglia di possederne ancora di più, sempre di più: avidità continua in crescendo, implacabile. I soldi non disgustano mai chi li desidera più di tutto e tutti.

Per designare figurativamente il rapace mai pago di averi, il dialetto ha coniato il terribile maiatèra (mangiaterra), sostantivo composto invariabile che la perdonabile ferocia dei parlanti locali ha subito promosso a soprannome sostitutivo del cognome: per l'eternità della stirpe dei Maiatèra colui, colei, coloro il cui antenato passò alla storia marchiato a fuoco dall'avidità combinata con l'avarizia.

È profonda la divergenza tipologica fra maión di piatti e famelico di vil pecunia. Nel piacere gargantuesco dell'enormità commestibile il mangione, eroe burlesco, diverte dando spettacolo della propria dismisura; sfoga convivialmente la passione che lo sta consumando. Il maión da tavolata incarna il connubio della farsa con la tragedia.

Nella cupidigia di soldi, per contro, non c'è granché di spassoso. È la patologia glaciale dell'assurdo incolore inodore insapore generatrice di aberrazioni a catena: corsa al profitto massimo immediato valore assoluto, ladroneria più o meno legalizzata, cinismo integrale, arroganza, cultura irresponsabile del rischio folle a spese altrui. Scollati dal mondo dei sentimenti e del lavoro produttivo, i maióni del mercato finanziario cosiddetto "libero" sono distruttori di ricchezza.

Maiaa, sempre in metafora, vuol dire anche saper trarre vantaggi immeritati, agevolazioni eccezionali o proventi abusivi dalla dabbenaggine statale (o viltà, o connivenza). Sono da tempo immemorabile ben collaudati, nel microcosmo cantonticinese, i sistemi operativi preferiti dai maióni nostrani alle greppie dello stato e del parastato: traffici di influenze, porcheriole partitocratiche, conflitti di interesse, clientelismo, contabilità "creative", intrallazzi di vario genere. Emblematica la prassi dei sussidi che l'ente pubblico, contro il buon senso e nonostante l'imperativo di risparmiare, persiste a concedere agli imprenditori maneggioni e megalomani.

Quanto spreco ci costano le frapollate?

lauro.tognola@inchiesta.ch

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