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L'Inchiesta
Edizione: 6/2008 novembre

Nome: L'Inchiesta
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6/2008 novembre | pagina 5

Parità, la legge non funziona
In Ticino le donne fanno più fatica dei colleghi maschi ad affermarsi nel lavoro

In teoria le donne sono protette dalle discriminazioni. In pratica devono difendersi da sole. In Ticino poche osano denunciare le disparità di cui sono vittime sul lavoro.

Molestie sessuali, disparità salariali, licenziamenti discriminatori e difficoltà nel fare carriera. La Legge sulla parità del 1996 dovrebbe tutelare le donne. Ma non è così.
- Verena (Lugano) viene licenziata. Il datore di lavoro spiega: «Siccome la ditta sta attraversando un periodo di crisi, non possiamo permetterci di versarle l'indennità maternità».
- «Perché i posti che contano sono affidati solo a uomini?» si sfoga Monica (Losone). Lavora da tempo nella stessa ditta e consegue ottimi risultati. Ma è Francesco, con uguale formazione ma meno esperienza, a essere promosso.
- Simona (Biasca) svolge il medesimo lavoro di un collega, possiede un identico titolo di studio, ma guadagna meno di lui.
- Anna (Giubiasco) non avrà il lavoro. Il titolare della ditta le spiega di non volere assumere una donna perché «turberebbe l'armonia del gruppo».

Michela Bovolenta (sindacalista Vpod) sottolinea che il compito di far rispettare la legge ricade sulle spalle delle lavoratrici, infatti «può essere applicata solo in seguito a un reclamo».

L'Ufficio federale dell'uguaglianza non può indagare sulle discriminazioni subite dalle donne in ambito lavorativo.


Il licenziamento fa paura

Molte donne vivono condizioni di lavoro precarie e si occupano anche di casa e figli. «Pretendere che si mobilitino per far applicare la legge è illusorio», dice Bovolenta. Secondo la sindacalista tante donne non sono consapevoli delle discriminazioni subite. Quando lo sono, hanno paura.

Gli stipendi non sono trasparenti, la procedura giuridica è lunga e difficoltosa. Si rischia di perdere il lavoro, visto che la legge protegge dal licenziamento solo per sei mesi. Così molte rinunciano a far valere i loro diritti. I sindacati potrebbero essere più attivi in materia di parità, sostiene Bovolenta, ma «il compito di far rispettare la legge incombe allo Stato».

Per Pietro Gianolli (Sindacato del personale dei trasporti) le differenze sono da imputare «a un retaggio culturale». I datori di lavoro sfruttano la situazione di bisogno di alcune famiglie, la cui economia dipende dal secondo reddito.

Secondo Meinrado Robbiani (segretario sindacale Ocst) la legge deve rientrare in un quadro più ampio di misure volte alla parità. «Solo attraverso un lavoro di riconfigurazione del mondo del lavoro e un cambiamento della mentalità si potranno superare le disparità».


Come far valere i propri diritti

Dal 1997 le avvocate del Consultorio giuridico Donna e Lavoro aiutano le lavoratrici nelle trattative con il datore di lavoro e le rappresentano davanti all'Ufficio di conciliazione. Per la consulenza viene richiesto un contributo di 30 franchi l'ora. Per chi non può pagare il servizio è gratis.

Se non si trova un'intesa, si scrive all'Ufficio di conciliazione in materia di parità dei sessi (vedi lettera). La procedura è gratuita ma non vincolante.

Se l'accordo non si trova, bisogna rivolgersi alle autorità giudiziarie entro tre mesi. Le avvocate del consultorio giuridico non rappresentano le donne discriminate in tribunale. Le spese legali sono a carico delle lavoratrici.

«Nei pochi casi giunti davanti al pretore hanno avuto ragione le donne - conclude Michaela Antonini Luvini, avvocata del Consultorio - e questo è incoraggiante».

Romina Borla




Consultorio giuridico: via Foletti 23, 6900 Massagno, tel.091 950 00 88
www.faft.ch/consultorio

Ufficio di conciliazione in materia di parità dei sessi, Residenza governativa, 6500 Bellinzona, tel. 091 814 32 30
www.ti.ch/ufpar



Lettera:

Istanza di conciliazione

Lisa Giani Losone, 9.10.2008
via Spina
6616 Losone

Raccomandata
Uff. di conciliazion in materia di parità
Residenza governativa
6500 Bellinzona

Gentili signore e signori,
Come potete constatare dalla corrispondenza allegata, sono stata vittima di un licenziamento discriminatorio (o di molestie, o di discriminazione salariale).
Vi prego dunque di intervenire convocando le parti.

Cordiali saluti
(Firma)

Allegato: documenti

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