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L'Inchiesta
Edizione: 6/2008 novembre

Nome: L'Inchiesta
Nato il: 17 novembre 1999
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6/2008 novembre | pagina 26

Posso fidarmi della banca?
Dieci domande dei piccoli risparmiatori sul rischio di crac finanziario

Prima dell'estate erano soltanto i clienti Ubs a essere preoccupati per il rischio di fallimento della loro banca. Oggi molti consumatori temono per i loro risparmi.

Ho 120 mila franchi sul conto risparmio. Come posso metterli al riparo da ogni rischio?

Non si può. Il rischio c'è sempre. Si può però ridurlo, per esempio distribuendo i risparmi su più banche: se una fallisce, i soldi depositati nelle altre sono salvi.

Ha un senso rischiare i propri soldi se si ha un alto tasso di interesse. Non ha senso lasciare i risparmi in una situazione a rischio in cambio di un interesse basso.

Secondo L'Inchiesta, attualmente il conto con il migliore rapporto rischio-rendimento è l'E-deposito di Postfinance, con un tasso di interesse del 2%. Postfinance appartiene alla Confederazione e, almeno sulla carta, parrebbe quindi più sicura di una banca privata o cantonale. Anche qui però la sicurezza totale non c'è.


Sul conto corrente ho depositato 50 mila franchi. Se la banca fallisce, che fine fanno?

Secondo la legge, le altre banche devono garantire i primi 30 mila franchi a ogni cliente, fino a un massimo di 4 miliardi.

I restanti 20 mila franchi vanno a finire nella massa fallimentare. La banca venderà tutto ciò che ha e il ricavato sarà distribuito ai creditori. Ma è un processo che dura anni.

Dato che vi sono creditori privilegiati (l'Avs, ad esempio), le potrebbe essere restituita solo una parte dei 20 mila franchi, ovvero della cifra che supera l'importo garantito. Nel caso peggiore non riceverà nulla.

Se fallisce una banca grossa, i 4 miliardi potrebbero essere insufficienti a coprire il buco. E quindi l'importo garantito potrebbe ridursi a 5 o 10 mila franchi a cliente.


La banca mi deve avvisare per tempo sul rischio di fallimento?

No. I clienti sono avvisati per posta quando è già stata aperta la procedura fallimentare.


Perdo i gioielli conservati in una cassetta di sicurezza, se la banca avvia una procedura di fallimento?

No, la banca deve restituirglieli. Può tenerli come garanzia soltanto se, ad esempio, lei deve ancora rimborsare un prestito alla banca.


Banca Stato è garantita dal canton Ticino. I soldi sono quindi al sicuro?

No, perché anche il cantone può fallire e la legge può essere modificata dal parlamento.

Se, ad esempio, i tassi di interesse dovessero salire, il mercato immobiliare in Ticino potrebbe crollare. Molte persone non riuscirebbero a pagare l'ipoteca. E Banca Stato sarebbe in difficoltà, visto che è molto attiva in questo settore.

Già altre banche cantonali si sono trovate nei guai (Ginevra, Vaud, Berna, Appenzello esterno).


Con un'ipoteca sulla casa, cosa succede se la banca fallisce?

Non cambia nulla: bisogna continuare a pagare gli interessi e gli ammortamenti. I soldi finiscono nella massa fallimentare e servono a pagare i creditori.

Dopo la procedura di liquidazione, un'altra banca acquisterà le ipoteche.


Le obbligazioni di cassa sono sicure?

Essendo emesse dalla banca, sono considerate come conti risparmio e rientrano nei fr. 30'000.- garantiti in caso di fallimento.


E le azioni?

In caso di fallimento, le azioni e le obbligazioni di ditte terze depositate presso la banca non finiscono nella massa fallimentare. Sono quindi restituite ai clienti. L'amministratore del fallimento può trattenerle solo per compensare debiti scoperti del cliente.


È il momento giusto per investire i miei risparmi in immobili o in oro?

Non lo sa nessuno.


Sono socio della Banca Raiffeisen. I miei soldi sono al sicuro?

Sono probabilmente più al sicuro che all'Ubs. Se però la Banca Raiffeise fallisce, i soci possono essere costretti a versare fino a fr. 8'000.- a testa nella massa fallimentare.


Il mio secondo pilastro è al riparo dalle speculazioni borsistiche?

No, le nostre pensioni dipendono in modo importante dall'andamento della borsa. Il Consiglio federale fissa regolarmente un tasso minimo per la Lpp (oggi al 2%, vedi a pagina 28). Alcune casse pensioni offrono un tasso più alto.

Se la cassa pensione fallisce, il fondo di garanzia paga soltanto la parte obbligatoria e non quella sovraobbligatoria.

Matteo Cheda


Volete contestare l'operato della vostra banca? Rivolgetevi all'Ombudman delle banche svizzere, Bahnhofplatz 9, casella postale 1818, 8021 Zurigo.
Tel. 021 311 29 83 (dalle 8.30 alle 11.30). Web: www.bankenombudsman.ch.




Lehman Brothers, clienti beffati dal fallimento

Dopo il fallimento della banca d'affari Lehman Brothers, un lettore de L'Inchiesta rischia di perdere 400 mila franchi.

«In gennaio il consulente del Credit Suisse mi ha consigliato di investire i risparmi in titoli azionari di società svizzere ed estere», racconta il lettore de L'Inchiesta, che non desidera vedere pubblicato il suo nome. «Ho investito 450 mila franchi, chiedendo di non aver nulla a che fare con prodotti di società americane».

In settembre la brutta sorpresa. «Il mio consulente mi ha comunicato che la Lehman Brothers era fallita», continua. «Ma prima di allora non sapevo neppure dell'esistenza di questa banca d'affari. In seguito ho scoperto che il Credit Suisse aveva acquistato derivati della Lehman Brothers per un valore di 400 mila franchi: i restanti 50 mila erano stati investiti in altri titoli. Ma io ero all'oscuro di questa operazione».

Il Credit Suisse sta valutando il suo caso. «Sto aspettando un'offerta che dovrebbe arrivare a breve», dice il lettore de L'Inchiesta. «La banca mi ha garantito che arriveremo a una soluzione, a condizione che non parli della mia vicenda alla stampa e che non intraprenda vie legali».


Con il fiato sospeso

Sarebbero migliaia i risparmiatori che in Svizzera devono fare i conti con il fallimento della Lehman Brothers. «Sono almeno 4'500, di cui probabilmente più di 300 in Ticino», sostiene l'avvocato Tuto Rossi, che sta difendendo alcuni di loro. «In Ticino questi prodotti sono stati venduti in maniera massiccia dal Credit Suisse. Nel resto della Svizzera li hanno piazzati anche altre banche, come la Banca cantonale lucernese».

Interpellato da L'Inchiesta, il Credit suisse non si è sbottonato sul numero di clienti che ha acquistato i derivati della Lehman Brothers: «Non divulghiamo queste informazioni», risponde Gabriella Cotti Musio del servizio comunicazione di Lugano.

Ma i clienti rivedranno i loro soldi? «Il Credit Suisse si è impegnato a riacquistare dai clienti privati toccati dal fallimento della Lehman i loro prodotti, analizzando ogni caso singolarmente e senza che sussista un obbligo legale in tal senso», spiega Cotti Musio. «Ai clienti che disponevano di valori patrimoniali fino a un massimo di fr. 500'000.- e metà o più dei quali investiti in questi prodotti strutturati, la banca sottoporrà un'offerta individuale di riacquisto».

Secondo Tuto Rossi, invece, «la banca è obbligata a ripagare tutti i clienti».

L'avvocato sostiene inoltre che per ogni derivato della Lehman Brothers venduto, il Credit Suisse avrebbe incassato commissioni sia dalla banca d'affari sia dai clienti che li acquistavano.

«Il Credit Suisse non ha stipulato accordi particolari con la Lehman Brothers», smentisce Cotti Musio. «I clienti che hanno acquistato le Opportunity notes hanno versato una commissione di vendita pari al 2%».

Rossi punta il dito anche contro la politica di vendita aggressiva della banca. «I clienti non hanno mai chiesto di acquistare i prodotti della Lehman Brothers. Sono sempre stati i consulenti a proporli con una certa insistenza».

Secondo il periodico Beobachter, solo la Banca Coop e la Banca cantonale bernese risarciranno completamente i clienti che hanno acquistato i titoli della banca d'affari statunitense.

Per recuperarli almeno parzialmente si rifaranno sulla massa fallimentare della banca americana.

as



A Zurigo e nella Svizzera francese i risparmiatori danneggiati dalla Lehman Brothers si sono uniti in associazione. Per ora in Ticino non esiste nulla del genere. Chi fosse interessato a creare un gruppo di difesa, può contattare L'Inchiesta a lettori@inchiesta.ch.



Dai mutui americani alla crisi globale

Sono stati i mutui subprime a innescare la crisi che ha sconvolto i mercati finanziari. In Svizzera i maggiori contraccolpi, per ora, li ha subiti l'Ubs.

Alla fine del 2007, gli Stati Uniti sono stati travolti dalla crisi dei mutui "subprime", che ha portato, negli scorsi mesi, al fallimento di colossi bancari come la Lehman Brothers e la nazionalizzazione di diversi istituti di credito.

Le banche americane concedevano prestiti immobiliari a persone che non erano in grado di rimborsarli. Si assumevano il rischio facendo pagare interessi più alti, commissioni e more elevate. Queste persone chiedevano un prestito per acquistare un immobile che puntavano a rivendere dopo un paio di anni a un prezzo più alto. Ma nel frattempo il valore delle case è sceso e i tassi di interesse sono saliti. Risultato: i proprietari si sono ritrovati con un mucchio di debiti e alle banche sono rimasti soltanto immobili vuoti.

Ma perché la crisi ha coinvolto tutti i mercati finanziari? Perché per finanziare l'operazione subprime, le banche avevano suddiviso i prestiti in pacchetti, mescolandoli con altri crediti e vendendoli in tutto il mondo sotto forma di obbligazioni ad alto rendimento. I titoli erano garantiti da queste ipoteche, che non erano sicure essendo state concesse a soggetti insolventi. Oggi questi prodotti sono considerati carta straccia dalla maggior parte degli investitori.

Dai subprime è stata colpita duramente l'Ubs. La Confederazione e la Banca nazionale svizzera hanno predisposto un piano di salvataggio: la prima ha concesso un prestito di 6 miliardi di franchi, la seconda ha versato 62 miliardi per permettere all'Ubs di liberarsi della "carta straccia".

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IL SALVADENARO

La nuova consulenza per gli abbonati a L'Inchiesta

Avete paura per i vostri risparmi? Non sapete se fidarvi della vostra banca? Chiedete consiglio a “Il Salvadenaro”, il nuovo servizio di consulenza de L'Inchiesta in funzione da subito fino al 30 novembre 2008. Il giornalista Matteo Cheda, direttore de L'Inchiesta, risponde alle vostre domande:
- Per e-mail. Gratis per tutti i soci-abbonati. Scrivete a soci@inchiesta.ch indicando indirizzo, numero di telefono e numero di abbonato.
- Per telefono. Tel. 0900 555 005 a fr. 4.50 al minuto. Se la linea è occupata il telefono squilla a vuoto e non vi sono spese.
- Durante un incontro in redazione a Bellinzona o a casa vostra. Consulenza personalizzata a fr. 180.- all'ora (fr. 90.- all'ora per chi è abbonato a L'Inchiesta da almeno 4 anni). Per la trasferta si applica la tariffa oraria più 30 centesimi al chilometro).
Per appuntamenti scrivere a soci@inchiesta.ch o lasciare un messaggio allo 091 835 40 42.

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