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L'Inchiesta
Edizione: 6/2008 novembre

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6/2008 novembre | pagina 28

Berna taglia gli interessi sul secondo pilastro
Il Governo ha ridotto il tasso minimo sulla previdenza professionale al 2%. Ma le obbligazioni a lungo termine della Confederazione rendono di più

Le casse pensioni piangono miseria e Berna abbassa il tasso di interesse sull'avere di vecchiaia dal 2,75% al 2%. Saranno i lavoratori a pagarne le conseguenze: visto che nel lungo periodo gli interessi influiscono su capitale risparmiato e rendite, le pensioni si assottiglieranno.

La lobby assicurativa e delle casse pensione non ha perso tempo. Sfruttando il momento di difficoltà delle borse, ha ottenuto dal Consiglio federale la riduzione del tasso minimo sull'avere di vecchiaia del secondo pilastro dal 2,75% al 2%.

Berna sa bene, però, che le obbligazioni a lungo termine della Confederazione hanno addirittura un rendimento maggiore.


Le perdite non sono reali

Le grosse perdite di cui i maggiori media svizzeri hanno parlato nelle scorse settimane (60 miliardi di franchi), non preoccupano realmente le casse pensioni. Non si tratta, infatti, di perdite reali, bensì di cosiddette perdite contabili, ovvero perdite di guadagni teorici. In sostanza, oggi non ci sono meno soldi di prima.

Si avrebbero perdite effettive solo se le casse vendessero i loro titoli. E anche se fossero costretti a liquidarli, non ci sarebbe alcun motivo di farlo a spese dei futuri pensionati.

Infatti, ogni anno gli istituti di previdenza incassano mediamente molti più soldi in contributi di quanti non ne versino sotto forma di prestazioni agli assicurati. E possono rimandare la vendita delle azioni quando la borsa è in ripresa.

Inoltre, la crisi delle borse non è un buon motivo per ridurre il tasso minimo. Innanzitutto perché le casse pensione investono in azioni solo il 25%-30% dei capitali amministrati.

In secondo luogo, anche le casse che assumono pochi rischi e investono prevalentemente sul mercato immobiliare svizzero o in obbligazioni federali, nell'ultimo decennio hanno registrato introiti nettamente superiori al tasso minimo.

Gli istituti che si assumono più rischi ma registrano anche un buon rendimento possono offrire agli assicurati condizioni migliori. Nel 2006 la cassa pensione della città di Zurigo, ad esempio, ha applicato un tasso d'interesse del 4,5%, nel 2007 del 7,5% e nel 2008 del 9,5%. Ma nel 2009 ci sarà un'inversione di tendenza: secondo la direttrice degli investimenti Vera Kupper Staub, la cassa passerà, a dipendenza dell'andamento dei mercati finanziari, al tasso d'interesse minimo del 3%.


In pericolo anche e rendite

Che la situazione delle casse pensione sia tutt'altro che drammatica lo confermano anche gli esperti. «Le casse pensione non sono messe così male», sostiene Michael Brandenberger, direttore dell'istituto di consulenza sangallese Complementa Investment-Controlling. Dal suo “check-up dei rischi 2008” risulta una copertura finanziaria complessivamente solida.

In questo studio Brandenberger riprende i dati di 427 casse pensione, che investono per 2,4 milioni di assicurati un patrimonio di 422 miliardi di franchi. Si tratta dell'80% del capitale investito nel secondo pilastro (sono esclusi gli assicuratori vita privati).

Brandeberger stima che la perdita di tutte le casse pensione per il 2008 sarà di 30 miliardi di franchi. In compenso, ci sarà una crescita di 50 miliardi rispetto a tre anni fa solo per il rialzo delle borse. «Negli anni di crisi 1990 e 2002, la situazione era più critica di oggi», sottolinea Brandenberger.

Anche il direttore dell'Associazione svizzera delle istituzioni di previdenza, Hanspeter Konrad, non drammatizza: «Il solo sguardo all'evoluzione a breve termine dei corsi azionari non è adatto alla valutazione della stabilità della previdenza professionale. Se in aprile nevica, non significa l'inizio di una nuova era glaciale».

Ciononostante, la lobby delle casse pensione non si accontenta di attaccare il tasso d'interesse minimo. Fa pressione anche sulle rendite: vorrebbe abbassare l'aliquota di conversione. Nella sessione autunnale, il Consiglio nazionale ha deciso di portarla al 6,4% dal 2015.

Anche le assicurazioni vita che amministrano i capitali di cassa pensione puntano a tassi minimi più bassi. Possono infatti tenere per sé un decimo del rendimento conseguito.

Chi applica interessi bassi sull'avere di vecchiaia mira a una rendita maggiore per le casse pensioni. E può intascare il relativo importo o pagarlo sottoforma di dividendi ai suoi azionisti.

Werner Fischer, Saldo
Michela Salvi




Giù le mani dalle pensioni!

- Tasso d'interesse minimo. Le casse pensione devono applicare un tasso d'interesse sui contributi versati dagli assicurati per la previdenza professionale. Il tasso minimo è stabilito dal Consiglio federale (il tasso minimo sull'avere di vecchiaia sovraobbligatoria è fissato dalle casse).

Berna ha assecondato le richieste degli istituti di previdenza, portando il tasso minimo per il 2009 al 2%. Le conseguenze saranno gravi: la riduzione del tasso di interesse si traduce in un capitale di vecchiaia più basso al momento del pensionamento (vedi grafico in alto nella versione cartacea).

- Aliquota di conversione. Serve per il calcolo della rendita. Attualmente è pari al 7,05% per gli uomini e al 7,1% per le donne.

Ciò significa che con un capitale di vecchiaia di fr. 100'000.-, un uomo avrà una rendita annuale di fr. 7'050.-, una donna di fr. 7'100.-.

Cinque anni fa il Parlamento aveva deciso di abbassare gradualmente l'aliquota, mirando al 6,8% per l'anno 2014. Il Consiglio nazionale ha deciso di portarla al 6,4% nel 2015. Ma anche questa riduzione non è necessaria.

L'aliquota di conversione è legata all'aspettativa di vita dei pensionati. Quindi le cifre utilizzate per motivarne la riduzione non si basano sulla mortalità reale, bensì su pronostici.

Secondo i dati statistici, la popolazione svizzera vive più a lungo, ma l'evoluzione è incerta. Le News previdenziali 2006 di Swisscanto, centro che raggruppa le istituzioni comuni delle banche cantonali per i servizi di investimento e previdenza, dicono che «sorprendentemente, nel confronto con i dati del 2000, l'aspettativa di vita delle donne di 65 anni non è aumentata, ma è rimasta pressoché invariata».

Secondo la Cassa federale d'assicurazione, l'aspettativa di vita delle sessantacinquenni tra il 1990 e il 2000 è leggermente diminuita. In sostanza, nel 1990 avevano davanti a sé ancora 20,92 anni di vita, nel 2000 20,37 anni. Secondo gli esperti, questa riduzione è dovuta al doppio impegno lavoro-famiglia e a uno stile di vita meno sano.

Alla luce di questi dati, non c'è motivo di utilizzare la scure sull'aliquota di conversione. La riduzione del tasso arricchirebbe le casse pensione e aumenterebbe i guadagni degli assicuratori vita.

La modifica dell'aliquota può essere contestata con un referendum.

- Grado di copertura. Se è al 100%, significa che i valori patrimoniali valutati al corso attuale coprono completamente il capitale di risparmio dei contribuenti attivi e i futuri obblighi di prestazione delle casse. In pratica la cassa pensione potrebbe liquidare in un giorno tutti i patrimoni e versarli a tutti gli assicurati.

Nel grado di copertura del 100% rientrano anche le riserve. Una cassa con questa copertura è finanziariamente al sicuro. Oggi, in media, il grado di copertura delle casse è superiore al 100%.

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