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L'Inchiesta
Edizione: 6/2010 novembre

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6/2010 novembre | pagina 11

Dati alle nuvole
La protezione dei contenuti non esiste
se si utilizza il cloud computing

Ora è possibile creare ed elaborare testi senza installare specifici programmi sul computer. Ma utilizzare questi servizi in rete mette molti dati personali a disposizione di chi li offre.

Per scrivere un testo al computer, di solito bisogna avere un software adatto.

In futuro non sarà più così: complessi come Google, Microsoft e Adobe stanno facendo tutto il possibile per rendere superfluo installare programmi e salvare dati sul computer di casa. Chiamano questo metodo "cloud computing". "Cloud" è un termine in lingua inglese che significa "nuvola".

Il sistema funziona così: per scrivere un testo, il programma necessario all'operazione si usa direttamente su internet, la nuvola. Sono sufficienti un browser e una registrazione a uno degli offerenti. Anche i dati possono poi essere salvati direttamente nella nuvola.

In rete è già disponibile una gran quantità di programmi con i quali creare testi, tabelle, immagini, appuntamenti o e-mail. Nella nuvola c'è anche spazio per salvare i dati.

Grazie a Google Chrome, esiste addirittura già un sistema operativo che sostituisce Windows.

Un'offerta interessata
Per l'utente privato, al primo colpo d'occhio tutto ciò presenta solo vantaggi: gli permette infatti di accedere in ogni momento e da qualsiasi posto ai suoi dati, e di non doversi più preoccupare di nuovi programmi e del loro aggiornamento. Inoltre, per lui è tutto gratuito.

Ma l'offerta non è poi così disinteressata come potrebbe sembrare. Google, ad esempio, raccoglie i dati degli utenti e li valuta al fine di vendere pubblicità mirata. Afferma che le sue offerte di cloud computing rispettano la protezione dei dati, ma promette troppo.

Ad esempio, chi vuole usare il programma Testi & tabelle deve accettare le condizioni d'uso, che concedono a Google una licenza internazionale per «riprodurre, adattare, modificare, tradurre, pubblicare, eseguire in pubblico, visualizzare pubblicamente e distribuire qualsiasi Contenuto inviato, condiviso, caricato, pubblicato o visualizzato su o tramite il Servizio», come si legge nei termini di servizio.

È perciò chiaro che chi sposta su questa nuvola la propria produzione digitale mette in mani estranee molti dati personali: appuntamenti, contatti, e-mail, testi e foto. Di solito, tutto ciò è salvato su un server da qualche parte nel mondo, dove le leggi svizzere di protezione dei dati non valgono. Per questo motivo è meglio non usare questi servizi.

Darko Cetojevic, K-Tipp
Vichi Masella

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