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Edizione: 2/2019 aprile

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2/2019 aprile | pagina 1

A dieta per il pianeta
Per salvare noi e il pianeta, gli esperti dicono di dimezzare il consumo di carni rosse a livello mondiale e raddoppiare quello di frutta e verdura, legumi e noci. Ma la soluzione sembra di difficile attuazione

Con i primi caldi, i barbecue scalpitano per dare il via alla stagione delle grigliate. Eppure, stando a uno studio internazionale, non dovremmo rispondere al richiamo di salsicce e costine. Primo: la carne rossa e gli insaccati possono nuocere alla salute. Secondo: la produzione di proteine animali ha un impatto negativo sull'ambiente. Il bestiame ruminante come le mucche rilascia infatti molto metano nell'atmosfera durante la digestione.

La soluzione per salvare noi e il pianeta, secondo gli esperti della commissione Eat-Lancet*, è drastica: dimezzare il consumo di carni rosse a livello mondiale e allo stesso tempo raddoppiare quello di frutta e verdura, legumi e noci. Questi alimenti sono alla base della dieta universale che noi tutti dovremmo seguire. Per definirne le quantità giornaliere, è stato ipotizzato un consumo di 2'500 chilocalorie, cioè il fabbisogno energetico medio di un uomo e una donna di 30 anni di 70 e 60 chili, con un'attività fisica da moderata ad alta. Si dovrebbero mangiare 500 grammi di frutta e verdura, 250 di latticini, 230 di cereali integrali, 75 di legumi, 56 di proteine (29 provenienti dal pollame, 14 dalle carni rosse e 13 dalle uova), 50 di frutta secca, 31 di zuccheri e 28 di pesce. In sostanza, sono permessi un uovo e mezzo, una bistecchina di manzo e due porzioni di pesce a settimana.

Per gli esperti bisogna iniziare subito a nutrirsi così, altrimenti tra 30 anni sarà difficile sfamare in modo sano e sostenibile 10 miliardi di persone. Si rischieranno 12 milioni di morti precoci all'anno per la cattiva alimentazione e un degrado ambientale catastrofico.

Sotto accusa non è comunque solo la carne e quindi l'allevamento di bestiame. Tutto il settore della produzione alimentare va rivisto e migliorato. L'agricoltura, che occupa il 40% del territorio globale, è responsabile del 30% delle emissioni di gas serra e del 70% del consumo di acqua dolce. E mette a rischio la biodiversità convertendo ecosistemi naturali in terreni coltivati.

La strada tracciata dagli studiosi, condivisibile dal punto di vista teorico, mi pare ardua da percorrere nella pratica. Perché presuppone una sinergia tra tanti paesi diversi, lo sviluppo di varie tecniche produttive sostenibili e soprattutto un cambiamento radicale di mentalità e di abitudini alimentari. Per esempio, gli americani sono disposti a rinunciare ad hamburger e bistecche e gli asiatici al pesce? E noi siamo pronti a mandare in pensione i barbecue per salvaguardare la nostra salute e l'ambiente?

Antonella Sicurello

*tiny.cc/Eat-Lancet
tiny.cc/Eat-Lancet

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