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Edizione: 2/2019 aprile

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2/2019 aprile | pagina 30

Il consenso a nostra figlia?
«Nostra figlia di 16 anni vorrebbe sottoporsi a un complicato intervento chirurgico. Deve avere il nostro consenso?».

Sì. Vostra figlia è capace di discernimento e per principio può decidere per se stessa.

Nel caso di un intervento complicato è però richiesta l'autorizzazione dei genitori. I requisiti posti alla capacità di discernimento sono tanto più severi quanto più è ampia la portata della decisione.

In pratica, i bambini al di sotto dei 12 anni non sono mai considerati capaci di discernimento. I giovani fino ai 16 lo sono a dipendenza delle circostanze.



Malata al 50%: devo lavorare

nel giorno libero?

«Il mio medico mi ha messo in malattia al 50%. Io lavoro all'80% da lunedì a giovedì, otto ore al giorno. Il mio capo pretende ora che vada in ufficio da lunedì a venerdì quattro ore al giorno. Devo proprio accettarlo?».

No. In effetti il certificato medico sta a indicare che lei può svolgere il 50% di un'attività a tempo pieno. Nel suo caso 20 ore alla settimana.

Contro il suo volere non può però essere obbligata a lavorare durante il suo giorno libero. Lei può dunque andare in ufficio da lunedì a giovedì per cinque ore al giorno.
Se il suo medico ritiene che lei possa lavorare solo quattro ore al giorno, deve menzionarlo esplicitamente sul certificato.



Il congedo maternità si prolunga?

«Sono diventata mamma da poco. Purtroppo ora mi sono ammalata: il congedo maternità sarà prolungato?».

No, il congedo maternità non si prolunga a causa della sua malattia. Lei riceverà l'indennità per un massimo di 14 settimane, rispettivamente 98 giorni.
La situazione sarebbe diversa solo se, dopo la nascita, il bebè dovesse rimanere in ospedale per almeno tre settimane. In tal caso, la madre potrebbe rinviare la riscossione dell'indennità fino alla dimissione del figlio. Durante il periodo d'attesa non riceverebbe però alcuna indennità.



Non si è retribuiti se si sta a casa con l'influenza?

«Mia figlia è al secondo anno d'apprendistato. Di recente ha avuto l'influenza e il suo datore di lavoro le ha dedotto dal salario i due giorni di malattia. Lo può fare?».

No. Chi non può lavorare per malattia ha diritto alla continuità del salario. Questo vale per tutti i dipendenti, dunque anche per sua figlia ancora apprendista.

Unica eccezione: l'azienda ha stipulato un'assicurazione di indennità giornaliere in caso di malattia per adempiere all'obbligo di pagamento continuato del salario.
Secondo la giurisprudenza, la polizza assicurativa può prevedere fino a un massimo di tre giorni di attesa non pagati all'inizio dell'inabilità lavorativa.
Se nel caso di sua figlia fosse così, il datore di lavoro non dovrebbe pagare alcun salario per i due giorni di malattia.



E se il medico non prescrive più l'abbonamento?

«La ricetta per il mio allenamento di fitness sta per scadere. Il medico mi ha detto che non rilascerà più alcuna nuova prescrizione per l'assicurazione complementare della cassa malati. Posso difendermi?».

No. Spetta soltanto al suo medico valutare se rilasciarle o meno la prescrizione di un abbonamento fitness.

Se non lo vuole proprio fare, può rivolgersi a un altro medico.

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