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Spendere Meglio
Edizione: 6/2008 dicembre

Nome: Spendere Meglio
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6/2008 dicembre | pagina 13

NAVIGARE MEGLIO - Leggi svizzere antispam
Il periodo prenatalizio, come al solito, vede un’impennata dello “spam”, cioè dei messaggi pubblicitari non richiesti. Certe ditte ti svegliano addirittura ad ore antelucane con spam via fax o sms.

In Svizzera, dal 2004, la Legge sulla concorrenza sleale sancisce che è punibile chi: «trasmette o fa trasmettere mediante telecomunicazione pubblicità di massa che non ha relazione diretta con un contenuto richiesto e omette di chiedere preliminarmente il consenso dei clienti, di menzionare correttamente il mittente o di indicare la possibilità di opporvisi in modo agevole e gratuito; chi, nell’ambito della vendita di merci, opere o prestazioni, ottiene le coordinate dei propri clienti indicando loro che hanno la possibilità di opporsi all’invio di pubblicità di massa mediante telecomunicazione, non agisce in modo sleale se trasmette loro, senza il loro consenso, pubblicità di massa per merci, opere e prestazioni proprie analoghe».

Dal 2007, lo stesso divieto è ripreso nella Legge sulle telecomunicazioni (art. 45a), con disposizioni applicative nell’Ordinanza sulle telecomunicazioni (art. 83), che stipulano in particolare i doveri dei fornitori di servizi di telecomunicazione, fino al taglio dell’e-mail degli spammatori.

Inoltre, gli enti responsabili dell’applicazione di queste leggi (Seco, Scoci e Ufcom) collaborano ai Gremii europei ed internazionali della lotta contro lo spam. Eppure continuiamo a ricevere spam, perché è difficile identificare gli autori. Per proteggerci ci sono i filtri - meglio se configurabili - e le precauzioni come leggere sempre gli e-mail in testo semplice, per evitare che il richiamo di un’immagine ospitata su un sito web o di uno script avverta il mittente che l’e-mail è stato aperto e, quindi, che l’indirizzo è valido ed ulteriormente spammabile.

Occorre però soprattutto evitare violazioni involontarie delle leggi antispam, perseguibili penalmente su denuncia. Ad esempio, è sì lecito spedire una newsletter per informare su prodotti o servizi offerti, ma è illegale spedirla a persone che non l’abbiano richiesta o non siano già clienti. E va comunque controllato che l’opzione poposta per cancellare l’iscrizione funzioni correttamente.

Grazie all’avvocato Philippe Barman del Seco per le sue gentili delucidazioni.

Claude Almansi
www.noimedia.org

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